Io penso ci siano delle esperienze che accomunano ogni essere umano: sorridere guardando un cucciolo di labrador, godere di un sorso di acqua fresca dopo una corsa, e aver tifato almeno una volta, anche solo per un secondo, per Willy il Coyote.

I racconti di Samanta Schweblin – voce narrativa che in casa seguiamo da tempi non sospetti, ogni volta scambiandoci sguardi esterrefatti – mi hanno fatto pensare a quel momento lì, uno dei più classici: tu inizi a leggere e ti ritrovi in una situazione tutto sommato normale, e in quella apparente ordinarietà acceleri, e non ti accorgi che il disastro è proprio dietro quella facciata: sottilmente, il male – che onestamente fatico a intravedere nel suo aspetto di “buon” a cui il titolo della raccolta fa riferimento – si insinua più o meno esplicitamente, e ti accorgi di aver superato il limite della strada, e come Willy guardi spaesato dietro di te, e c’è un secondo di sospensione.

Poi, precipiti.

Fra una madre che non vuol più vivere e due sorelle che incappano in una poetessa stanca, leggi e identifichi immediatamente quale è il momento, l’istante, il pensiero in cui Roadrunner ha inchiodato, e tu sei finito oltre, e la strada non c’è più. Ci sono state pagine per cui son caduto volentieri, godendomi – in un certo senso – il volo; e altre in cui non aspettavo altro che la nuvoletta di polvere dell’ultimo fotogramma, perché mi stavano facendo male.

Quell’aspetto sovrannaturale, stra-ordinario, vagamente onirico, vicino all’allucinazione che sapevi di doverti aspettare (ehi, stai leggendo la Schweblin) ti ha preso di nuovo di sorpresa.

La scrittura è quella di chi è baciata da vero, purissimo talento, messo a disposizione di storie che feriscono, e che non sono per tutti, o per tutti i momenti, come i farmaci più potenti che sono, in fondo, anche un po’ velenosi.



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8/10

Quarta di copertina

«Straordinariamente precisi, attraversati da una tensione costante, questi racconti riescono a catturare la vastità del nostro disordine umano, perfetti per i tempi in cui viviamo».
Colum McCann

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