Ho sempre avuto qualche difficoltà con la musica classica: mi mancano le basi, faccio una fatica atroce a capirne i movimenti, finisco per domandarmi come mai ci siano improvvise accelerazioni, momenti più lenti, affondi e silenzi.
Eppure, “La quarta parete” mi ha trascinato in un concerto, e mi sembra di averne capito – o, almeno, percepito – ogni aspetto ritmico.
Il protagonista è Georges, che incrociamo durante la contestazione giovanile e studentesca della Parigi degli Anni Settanta: nel variegato ambiente della sinistra francese conosce Samuel, greco, esule perché oppositore del regime militare. E’ una splendida amicizia, accompagnata – nel suo momento più tragico – da un sogno meraviglioso: organizzare, nel Libano ferito dalla contrapposizione fra parti politiche e religiose in lotta fra loro, una rappresentazione dell’Antigone, affidando ogni ruolo a un esponente rappresentativo delle fazioni in guerra. Un messaggio di pace veicolato dal teatro e dalla cultura, in un contesto di violenze terrificanti e caratterizzato da una incomunicabilità apparentemente infrangibile.
E’ su questa trama, su cui non farò il torto di aggiungere una parola, che Chalandon innesta la sua personalissima musica narrativa, evocando – con una scrittura maestosa, evocativa, eppure mai pedante – una vicenda che si incrocia potentemente con la storia libanese dei primi anni Ottanta, senza risparmiare al lettore alcuna nota, da quelle languide della paternità e di una famiglia in crescita a quelle più malinconiche di un fine vita, fino a quelle – atroci e durissime da affrontare – dell’insensata violenza umana. Che va letta, guardata, scrutata, perché sono proprio gli ultimi anni della nostra storia ad averci insegnato cosa accade quando giri la testa purché non ce la fai a guardare.
“La quarta parete” scuote, interroga, commuove, terrorizza. Ed è un libro necessario e totalizzante, che – avvertenza – renderà insipide mille altre letture.
Quarta di copertina
Sarà quest’amicizia, nata per caso in un’aula dell’università, a portare Georges a vivere quel ruolo da protagonista della Storia che sogna da tempo. Samuel infatti gli chiede di portare a termine il suo progetto: mettere in scena l’Antigone di Anouilh tra le strade di Beirut, straziate dalle lotte intestine e crivellate dai cecchini. Per la tragedia però bisogna patteggiare una tregua di due ore e mettere insieme un cast che dia voce a ciascuna delle parti in campo