Io penso che QuelloCheStaLassù abbia una enorme pazienza, un gran tenerezza per noi e anche un infinito senso dell’umorismo. mi ha sentito pregarLo per cose importanti e per qualche sciocchezza, in momenti importanti ed in altri che erano meno decisivi. Mi ha sentito mormorare il suo nome prima di un calcio di rigore, per un autobus in fondo alla strada che aveva acceso il motore e dava segno di volermi lasciare a piedi, perché si allontanassero delle nubi scure e non venisse a piovere, proprio quel giorno lì.

Oggi credo di averGli fatto scuotere la testa, perché mi sono sorpreso a pregare per l’anima e la felicità ultraterrena di personaggi di un libro, e chissà cosa ha pensato.

“Fumana” è un romanzo meraviglioso, un gioiello di delicatezza e coinvolgimento umano, un libro sullo scorrere delle cose e del tempo, che a volte sembra immoto e a volte impetuoso, come un fiume. E’ un romanzo ricolmo di vita, quella vita che può apparire ingannevolmente placida come quelle terre bagnate che ancora non sono mare, oppure impetuosa e tonante, spesso quando la stupidità dell’essere umana la tramuta in tragedia storica. E’ una storia di tradizioni di paese, di cure tramandate, di nebbia e gelo, di amori che scaldano il cuore e di rassegnazioni ataviche, di Natura.

Sono pagine che ti fanno veder crescere Fumana, da una nascita segnata dal dramma a una vita di vera libertà, inseguita grazie alla saggezza del nonno, accompagnata da una madre adottiva immensa e poi difesa anno dopo anno, contro tutti e contro tutto, che siano vocii paesani o le svolte della Storia a provare a mettersi in mezzo. E’ un romanzo – come pochi ne ho letti – sull’essere genitori e sul voler bene.

“Fumana” è uno di quei libri che restano dentro a lungo, che ti cambiano la giornata, popolato da protagonisti che ti fanno ridere, piangere, arrabbiarti, sperare.

E pregare, che in fondo è tutte queste cose insieme.

9/10

Quarta di copertina

Il suo nome è Fumana, che nella bassa del Po vuol dire nebbia. In quel mare pallido che copre ogni cosa come un mantello, a lei piace perdersi, e non ha paura di nulla. Lo sa bene suo nonno, il rude Petrolio, che di notte la porta nelle paludi a pescare le anguille. Fumana cresce libera e selvaggia, ma quando comincia a farsi donna, Petrolio deve chiedere aiuto alla Lena, la «strigossa» della zona.

Rispondi