Forse provare a fare il giro del mondo letterario mi serve anche a questo: a ricordarmi che quando dici “Africa” è come se dicessi “Europa”, e non ti sorprenderesti a scoprire che la narrazione dell’infanzia di un ragazzo cresciuto fra i fioridi norvegesi sia differente da quella di un coetaneo venuto al mondo all’ombra di una acciaieria in Germania. Eppure, ogni volta che affronto la letteratura di un paese africano (in questo caso si trattava della Guinea), l’aspettativa era la solita, e viene regolarmente smentita.

In “Un bambino nero”, edito in Francia nel 1953 su consiglio degli amici che avevano avuto l’opportunità di leggere l’autobiografia di Camara Laye, vergata su semplici fogli sconnessi fra loro, l’autore ci conduce nella sua infanzia e adolescenza, vissuta fra città e campagna in una Guinea ricca di fascino e meraviglie naturali. C’è quel pizzico di mistero africano – il padre ha una officina da fabbro sovente visitata da un serpente nero, la madre è l’unica a potersi avvicinare a un fiume infestato dai coccodrilli – ma c’è, soprattutto, una storia comunitaria che è l’aspetto che più mi porterò dietro di questa breve ma intensa lettura.

Tutto è affrontato in una partecipazione collettiva che – sto pensando generalizzando, il che è sempre una boiata – la società occidentale sembra urlare di dover abbandonare: formazione, lavoro, riti di iniziazione sono affrontati in gruppo, senza che questo svilisca le peculiarità di ognuno. E’ una fiducia, direi un affidamento che si rende particolarmente evidente nei riti di ingresso all’età adulta: certo, non ho mai vissuto un ipotetico attacco di leoni ruggenti nella foresta, ma comprendo bene quel senso di protezione che la comunità può offrire, metaforicamente o meno e non solo quando le regole sociali stabiliscono che si sia definitivamente superata l’infanzia.

In queste 200 pagine ci sono l’aspettativa un po’ timorosa per il futuro, la lacerazione della separazione, la malinconia per ciò che si è abbandonato; ci sono amicizie e amori, dolori e soddisfazioni, c’è la prima volta che si guarda il mare e c’è una vita che schiude le ali, con un padre che offre l’ultima spinta per staccare le ali da terra.

A certi libri si arriva per caso, e c’è da ringraziare.


AutoreCamara Laye
TitoloUn bambino nero
EditoreAiep
CollanaMelting Pot
Anno di Pubblicazione2019 (Prima edizione in lingua originale: 1953)
N° pagine204
ISBN978-8860861382
Amazon.itcartaceo 15,20 €

PROGETTI
1001 libri da leggere130 / 1001
Giro del mondo letterarioGuinea
Riassumendo
  • 8/10
    L'Africa oltre ogni stereotipo - 8/10
8/10

Quarta di copertina

Nella notte i tam tam battono il ritmo dei canti: è festa tra le strade di Conakry. È la notte di Konden Diara, la notte di chi ha il coraggio di sfidare il suo ruggito e diventare uomo. Un tuono, poi il silenzio. L’aereo è pronto al decollo.

Rispondi