Nel 1812, il mineralogista tedesco Friedrich Mohs ideò una scala per la determinazione della durezza dei materiali, che opportunamente prese il suo nome: insomma, è merito di Mohs e della sua scala se oggi usiamo dire “duro come il diamante”, che in effetti primeggia – seguito sul podio dal corindone e dal topazio – nella classifica ideata dal germanico. 

“Il gatto” è il più duro dei romanzi (cosiddetti) duri di Simenon che io abbia letto finora. Non ritrovo la citazione, ma credo che sia stato lo stesso Simenon a definire questa storia di due anziani coniugi come la più terribile da lui prodotta. Due vecchi che si sposano per condividere gli ultimi anni di vita, magari senza grandi aspettative sentimentali ma certamente inconsci di essere in procinto di preparare un epilogo terreno feroce, brutale, terrificante. Una relazione in cui ciascuno dei due si avverte come vittima, e regala all’altro/a la patente di carnefice, e di cui fanno le spese prima i rispettivi animali domestici, e a seguire la comunicazione fra i due: 

«Ci ho pensato bene. Come cattolica, non mi è consentito pensare al divorzio. Dio ha fatto di noi marito e moglie e dobbiamo vivere sotto lo stesso tetto. Tuttavia niente mi obbliga a rivolgerle la parola e la prego vivamente di astenersene a sua volta».

Da lì è tutto uno scambio di messaggi solo scritti – cosa si sarebbe inventato Simenon con i moderni sistemi di messaggistica a disposizione! – , silenzi, gesti tesi solo a portare il coniuge alla esasperazione, piccole ripicche, tatticismi da scacchisti del dolore umano. 

Scritto magistralmente, calibrato con la perfezione di un orologiaio che ripara minuscoli ingranaggi, teso come una corda di violino pronta a suonare la melodia del noir indimenticabile, “Il gatto” è una prova di suprema narrativa, che toglie il fiato e fa paura. 

Del diamante porta anche la preziosità, non solo la durezza. 

SCHEDA LIBRO
Autore: Georges Simenon
Titolo: Il gatto
Editore: Adelphi
Pagine: 165
ISBN: 978-8845926112

Prezzo: € 10 cartaceo, € 5,99 versione ebook

9/10

Quarta di copertina

L’odio ha preso corpo in un momento preciso, quando Émile si è convinto che sia stata Marguerite a uccidergli l’amatissimo gatto – e si è vendicato sul pappagallo da lei prediletto. Un odio che da allora li lega indissolubilmente ed è diventato, come ha scritto Benoît Denis, «un sentimento puro, senza ombre e senza contaminazioni», del quale non possono fare a meno, perché è per entrambi l’unica barriera contro la morte.

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