Chiara l’aspettativa: un tuffo nei ricordi, un momento di nostalgia per una grandezza lontana, “chi c’era, dove eri quando Materazzi è salito in cielo?”. Aneddoti di chi, come Luigi Garlando, ha vissuto e raccontato quelle giornate sul campo. Flash, pensieri.
Il mio referto medico dopo una lastra: “Mentre esultava per la vittoria della nazionale in semifinale, si procurava una micro frattura al quarto dito del piede destro” (giuro, ho dei testimoni).
Papà con la maglietta azzurra che tira orribilmente sulla pancia, mentre camminiamo bandiera in mano su Viale Monza, direzione Buenos Aires. Io con quella dell’Unione, ovviamente.
Un signore calabrese che faceva foto al figlio con la maglia di Gattuso, e piangeva, e raccontava a chiunque che in Germania ci aveva lavorato vent’anni.
La corsa in edicola per compare la Gazzetta, un pezzo di storia come i frammenti del Muro presi a Berlino.
Il c.lo, perché di questo si è trattato, di lavorare in quegli anni in una azienda che la Storia l’aveva appena raccontata al mondo.
E, pochi mesi fa, le espressioni degli alunni di MoglieRiccia quando abbiamo capito che sarebbe stata un’altra estate senza Mondiali. L’altra faccia della medaglia.
Quarta di coperina
Tutti ci ricordiamo dove eravamo quando la nazionale di calcio vinse i campionati del mondo nel 2006.