Incursione nel sempre affascinante mondo dei grandi classici con un romanzo breve / racconto lungo di Henry James datato 1888: confesso che è il mio primo HJ, scrittore che popola con la bellezza di quattro romanzi la lista dei 1001 libri da leggere a tutti i costi, ma insomma, sai com’è, non volevo esagerare.
Mi ha convinto la trama, che prometteva le sensazioni ben note a bibliofili o semplici appassionati in epoca pre-internettiana: Il carteggio Aspern racconta la storia di uno studioso ossessionato dalle lettere perdute del celebre poeta Jeffrey Aspern, riprendendo un aneddoto noto all’autore e che aveva per oggetto la corrispondenza fra Shelley e la sua sorellastra. Per provare ad ottenerle, il protagonista si introduce nella vita di Juliana Bordereau, anziana ex amante del poeta, e della nipote Tina, che della parente più anziana è sostanzialmente succube al punto da aver abbandonato speranze ed illusioni. Tra inganni, tentativi di circonvenzione e dilemmi morali, ambientati una meravigliosa e decadentissima Venezia, il racconto si tinge quasi di giallo, e dimostra una padronanza modernissima dell’arte sottile e complicata di generare suspense nel lettore.
L’equilibrio fra introspezione e trama è sottile ma perfettamente calibrato, il ritmo è di fine Ottocento (non è una critica, per l’amor dell’Altissimo, solo una constatazione amichevole), l’intensità accompagna fino alle ultime pagine, alla improvvisa accelerazione degli eventi. Si gioca un bel po’ con la duplicità di dubbi e ambiguità, sospesi fra “i soldi non possono comprare tutto” e una nobiltà decaduta, fra i ricordi di un amore (forse) purissimo e il bisogno di arte e bellezza.
Da assaporare, con tempi di lettura e di concentrazione giusti, come quei brandy nei bicchieri larghi e il sigaro nel posacenere.
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Quarta di copertina
Un giovane studioso americano, ossessionato dal grande poeta Aspern, tenta in tutti i modi di impadronirsi del carteggio che potrebbe far luce su un episodio misterioso della vita dell’autore, ma il suo piano andrà drammaticamente in fumo. Una trasparente allegoria sull’inafferrabilità dell’arte sullo sfondo di una Venezia crepuscolare.