Ci sono libri che raccontano il potere e libri che riescono a farne percepire il peso fisico, quasi il rumore. Lo Zar di Stefano Massini appartiene alla seconda categoria. Massini prende la figura di Vladimir Putin e ne racconta l’ascesa, completando il quadro che ne mia testa di era iniziato a comporre con Il mago del Cremlino di Giuliano da Empoli: il ritratto di un protagonista politico che diventa – e siamo alle pagine finali, quando l’oscurità sulla sua crescita già si è dissolta – un simbolo perfetto del nostro tempo, dove una ideologia scolpita dalla storia personale e familiare diventa ossessione.

Spaventa, il nuovo testo teatrale di un gigantesco Stefano Massini: terrorizza, perché fa comprendere che ogni azione di quest’uomo ha radici ataviche e potentissime, impossibili da scalfire. E, di conseguenza, che non prevedono alcun limite, come la cronaca criminale e militare hanno ampiamente dimostrato. Ma se ancora vi stavate domandando se un confine, una linea invalicabile, un confine ci siano, la scrittura evocativa e suggestiva di un testo magnifico toglieranno ogni dubbio: no, non c’è un limite.

E’ inevitabile tornare con la memoria alle pagine di “Donald”: non credo di sbagliare di molto nell’impressione che i due testi dialoghino, mostrando analogie (un potere che non si conquista per spirito di servizio alla comunità) e differenze che finiscono per diventare complementari: dall’altra parte dell’oceano, il lusso – l’intrattenimento – il successo in copertina – lo spettacolo continuo – la televisione, in Russia l’ombra – la paura – la strategia – il sussurro.

Ne “Lo Zar” manca, ed è inevitabile e opportuno che sia così, quella vena sottilmente ironica che aveva fatto sorridere in alcuni passaggi del racconto della crescita di Donald Trump. Manca perché qui, direbbero nei corridoi di Oxford, non c’è proprio un cz da sorridere.

8.5/10

Quarta di copertina

Stefano Massini compone una sorta di autobiografia immaginaria di Putin, strutturata in «capitoli» brevi e incisivi, che mostrano come eventi traumatici, umiliazioni infantili, una feroce autodisciplina, la fascinazione per i Servizi segreti e l’ossessione per il controllo abbiano gradualmente formato un individuo capace di agire sempre secondo logiche di forza, strategia, manipolazione e spietatezza.

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