Mi sono ormai abituato a questa bella alternanza fra storie strappacuore e romanzo di stacco, con un minimo di occhio alla qualità: dopo “Tre nomi”, l’approdo più sicuro era la seconda avventura di Falcò, antieroe nato dalla penna – sempre elegante e accattivante di Perez-Reverte dalla affascinante ambientazione storica in pieni anni Trenta. Non sono rimasto deluso.

“L’ultima carta è la morte” – “Eva”, nell’edizione originale – ci porta nella Tangeri del 1937: zona internazionale, sostanzialmente un porto franco e quindi perfetta per una vicenda che si sviluppa fra idealismi dell’una e dell’altra parte nella tragica guerra civile spagnola, gli intrighi internazionali e diplomatici delle altre potenze europee, gli appetiti di piccoli e grandi criminali che in tali contesti sguazzano come una nutria nella Martesana, in particolare quando il motivo del contendere è una nave con la stima ricolma dell’oro della Repubblica, in transito con destinazione Mosca.

Falcó è un protagonista clamoroso, e gran parte della cifra narrativa del romanzo poggia sulle sue più che resistenti spalle: unisce un innegabile carisma e un fascino d’altri tempi a una assoluta amoralità (che fa rima con immoralità, ma va persino oltre): non è un buono e non è un cattivo, agisce per personalissimi interessi lontani da ogni ideale, ma ha un suo codice d’onore che gli consente, senza sollevarsi troppi dubbi, di muoversi a favore dei franchisti ma anche di agevolare le mosse di una (affascinante) spia sovietica.

Ritmo serrato ma non sincopato, dialoghi al limite della perfezione, personaggi ricchi di luci e ombre, atmosfere soffuse dal caldo nordafricano: per qualche ora di viaggio con la mente e immaginazione, non si può chiedere di meglio.



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8/10

Quarta di copertina

Ecco, avvicinarsi allo splendido corpo di donna che dorme a pochi passi e, con il semplice gesto di tagliarle il collo, trasformarlo in un pezzo di carne morta. Come è possibile sopravvivere a un gesto simile? Nome: Lorenzo Falcó. Età: 37 anni. Professione: donnaiolo, ex trafficante d’armi, ora spia franchista nel pieno della Guerra civile spagnola.

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