C’è una donna che deve andare all’anagrafe per registrare il nome del figlio appena nato. E’ accompagnata da una figlia bambina e da un fardello dal peso inimmaginabile: anni di violenza e soprusi da parte di un marito violento, nella più squallida e triste versione di una storia di schifoso senso di possesso.
E’ da qui, da questo evento apparentemente semplice, che Florence Knapp dipana tre storie diverse: nella prima e nella seconda, con sfumature diverse, il figlio non prenderà il nome voluto dal padre, e gli eventi si svilupperanno come conseguenza del gesto di ribellione. Nella terza, prevarrà inizialmente la paura, e il nome scelto sarà quello stabilito dall’orco.
Raccontate in alternanza e con salti temporali di sette anni, le diverse storie di “Tre nomi” si sviluppano in coerenza con quella scelta iniziale. Ne sviluppano, in un certo senso, le conseguenze, in una via di mezzo fra la più tragica delle cronache ormai orrendamente quotidiane e un episodio di Black Mirror sulle note di Sliding Doors. L’idea narrativa non è esattamente il culmine dell’originalità, ma il romanzo funziona e funziona bene, appesantendoti il cuore, chiedendoti pensiero, costringendoti a domande scomode. Mostrando tre versioni diverse dei suoi personaggi, Florence Knapp cede inevitabilmente a una certa scolpitura caratteriale, non troppo ricca di sfumature: ciò nonostante, il ritmo (perfetto) sostiene ottimamente lo sviluppo delle tre trame, qualche trucco narrativo ti colpisce, ogni colpo di scena – anche quello più triste di tutti – dimostra certamente talento.
Mi sarei forse risparmiato l’intervista finale (che aggiunge il giusto e sfiora un filo l’egocentrismo). Non mi risparmio invece nel sottolineare che, anche sotto una forma narrativa, del tema non parleremo e scriveremo mai abbastanza, e bene quindi che “Tre nomi” abbia riscosso un gran successo.
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Summary
Mentre fuori il vento spezza i rami degli alberi, il pianto di un neonato riempie di vita la stanza. È nato il figlio di Cora e lei, finalmente, può cullarlo. Ma non è solo una notte di nascita e tempesta. È una notte di decisioni. Il bambino ha bisogno di un nome, ma Cora esita.