Tempo.
Il racconto di una madre, un padre, e di un figlio io narrante che li vede invecchiare, diventare fragili, fra ricordi del passato, piccole e grandi fatiche del presente, pochissimi utilizzi dei verbi al futuro, se non nel voler lasciare le cose in ordine. Lo scorrere del tempo svelato da ricordi di una famiglia sparsa nel mondo ma con un centro immobile a cui si ritorna, da un silenzio pieno di parole dette, da episodi apparentemente banali che sono diventati costituenti di una vita e di un carattere.

Semplici.
La sincerità di una scrittura immediata, catturante, poetica. La semplicità di due esseri umani dai valori forti e radicati, che li guidano nelle azioni e nei giudizi quotidiani, e nel modo di guardare agli altri con i loro piccoli difetti, e quindi al Mondo. La tenerezza di un amore che supera le ansie del quotidiano, che va oltre il dovere, ammirato a occhi socchiusi, accompagnato, riscoperto. Lo sfondo, vivo e perfetto, di una Trieste lontana dal centro dei suo meravigliosi palazzi, dalle chiese di mille confessioni, dai caffè: la Trieste, mai così bene raccontata, della sua periferia, sincera e di confine, delle case popolari, dell’industria.

Per motivi biografici e di questi giorni, “Il tempo dei semplici” di Luigi Nacci mi ha conquistato, ferito, commosso. Fra queste righe, ho letto tutte le mie insicurezze, i miei desideri, le mie paure: è stato un dialogo con un Autore che, attraverso scene isolate, momenti fermati nel tempo, mi è sembrato parlarmi e insieme ascoltare i miei pensieri, e so che è una cosa incomprensibile da scrivere o spiegare, ma non mi viene meglio di così.

In più, “Il tempo dei semplici” è stato il regalo di una amico, e – se possibile – questo lo ha reso ancora più prezioso.



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8.5/10

Quarta di copertina

In questo romanzo di confine un figlio racconta i suoi genitori – la loro fragilità, la loro forza, la loro irriducibile tenerezza – prima che il tempo li porti via. Li guarda splendere mentre si fanno vecchi, nel cuore di una Trieste periferica stretta tra la città imperiale e le selve balcaniche.

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