Siamo sempre alla ricerca di un paio di occhiali che diradino la nebbia e rendano di nuovo comprensibili contorni, colori, dimensioni, espressioni.

E capita spesso che questo tentativo coinvolga le lenti del Passato: le indossiamo con la speranza – a volte la pretesa – che utilizzandole possano diventare chiare dinamiche apparentemente complicate, comportamenti non lineari, azioni, opinioni. E’ una tentazione che non potrebbe essere più umana: impariamo per esperienza, fin dal primo oggetto scaraventato a terra dal seggiolone, e ci aspettiamo che ad azione corrisponda reazione, che alla stessa sequenza di avvenimenti corrisponda una conclusione prevedibile. Sono occhiali e sono anche una bussola, un tentativo di orientarsi nell’incertezza con alcuni, auspicabilmente solidi, punti fermi.

Poi arriva uno scrittore e ti mostra un altro paio di lenti: te le fa indossare in un Futuro distopico, e le utilizza per guardare indietro in quello che per il protagonista è Passato, ma per noi è Presente. “Che bel casino”, canterebbe quello che ha vinto Sanremo, ma funziona, funziona maledettamente bene.

In “Quello che possiamo sapere” ci si proietta al 2119, in un mondo distrutto e devastato dall’incapacità di leggere cambiamento climatico e autocrazie: in questo contesto post apocalittico Tom – studioso degli anni 1990-2030 – si muove alla ricerca di un poema sotto forma di Corona, letto dal suo autore nel 2014 e mai pubblicato. Utilizzando ogni traccia digitale (mail, post, messaggi istantanei) storicizzati in grandi archivi conservati ad alta quota, Tom prova a ricostruirne le tracce costringendo il lettore a una serie di riflessioni sul senso della memoria, sul ruolo della letteratura, sulla ricerca di una identità umana, su sentimenti ed emozioni. E ti costringe a una serie di domande a cui non sai se vuoi rispondere: il passato insegna? E’ realisticamente raccontato? Il futuro è inevitabilmente cupo? E, soprattutto, come lo leggo il mio presente?

Un romanzo di rarissima potenza, felice sintesi di una penna capace di creare trame e personaggi che resistano e accompagnano.



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8.5/10

Riassumendo

Nell’ottobre del 2014, durante una cena tra amici, il grande poeta Francis Blundy dedica alla moglie Vivien un poema che non verrà mai pubblicato e di cui si perderanno le tracce. Un secolo piú tardi, in un mondo ormai in gran parte sommerso dopo un Grande Disastro, lo studioso di letteratura Thomas Metcalfe scopre degli indizi che puntano a un intreccio amoroso e criminale.

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