E’ la genesi stessa del progetto, prima ancora della dimensione del volume, a determinare il tempo di lettura (spoiler: molto rapido) di “Turbolenza”: la commissione era di BBC Radio, il tempo di lettura pari a una ventina di minuti, e Szalay ha disegnato un oggetto letterario che sta a metà tra l’antologia di racconti e il romanzo breve. Perché è vero che ognuno di questi dodici piccoli testi ha una sua autonomia autoconsistente, ma i capitoli – brevi, più simili a istantanee, introdotte dalle due sigle aeronautiche degli aeroporti di partenza e arrivo – sviluppano una trama unitaria, in cui i protagonisti si passano un ideale testimone nel racconto e in cui ogni vicenda trova compimento e chiarimenti nella narrazione successiva, fino a tornare al punto (e alla città) di partenza.

Ed è nei trasferimenti aerei – più o meno tutti ne abbiamo memoria – che l’esperienza apparentemente ordinaria e liscia, a volte sorprendentemente ordinaria se è pur vero che si sta viaggiando a velocità e altitudini che dovrebbero dare il capogiro, prende pieghe inaspettate. La serenità un po’ sonnolenta diventa scossa emotiva, la sicurezza diventa apprensione, il relativo silenzio del volo viene scosso: siamo in una turbolenza, ed è esattamente lì che si trovano i protagonisti di queste pagine, al margine fra una esistenza tranquilla e un evento che la scuote improvvisamente. Situazioni in cui le certezze vacillano e si è costretti ad affrontare un cambiamento, a cui raramente si è preparati: Szalay mostra bene questo confine, superato il quale come anche persone apparentemente stabili possano essere destabilizzate improvvisamente.

8/10

Riassumendo

Secondo studi recenti, una conseguenza imprevista del riscaldamento globale sarebbero turbolenze molto più frequenti rispetto al passato, e soprattutto imprevedibili. Nel mondo fisico può essere vero oppure no, ma in questo romanzo di David Szalay le vite dei dodici personaggi che da un capitolo all’altro – sfiorandosi alla security, scambiando una parola in un terminal – si passano il testimone non sanno davvero cosa potrà succedere, fra il terminal delle partenze e quello degli arrivi, né che esito avrà il loro disperato tentativo di fuga.

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