Non so se saranno le ultime “cinque stelle” del 2025, ma se così fosse sarei davvero felice di averle attribuite a “Il sale della terra”: un romanzo magnifico, catturante, commuovente, vero, che prende il volo fin dalle prime, indimenticabili sette pagine: un agguato di un cartello messicano a una famiglia medio-borghese, sedici corpi a terra, una madre e un figlio insperabilmente sopravvissuti e immediatamente in fuga verso gli States, perché – per quello che scopriremo poco dopo – l’unico bersaglio non era necessariamente il solo padre di famiglia, giornalista impegnato in inchieste sulla criminalità sudamericana.
La fuga di Lydia e Luca deve svolgersi sottotraccia, perché il cartello da cui stanno scappando ha ramificazioni ovunque: la soluzione, l’unica possibile, è quella di un viaggio del tutto anonimo, escludendo biglietti aerei e prenotazioni alberghiere. Come si traduca nella pratica è facile immaginarlo: sono decine di migliaia le persone che ogni anno dal Sudamerica intraprendono viaggi di migliaia di chilometri in condizioni estreme, con tratti infiniti a piedi ed altri affrontati saltando su treni in corsa.
“Il sale della terra” è un romanzo drammaticamente documentato – lo racconta bene l’autrice nella postfazione – in cui nessuna parola o avvenimento è lasciato al caso. Ha toni voltapagina quasi da thriller, innestati su una profondità di pensiero e su personaggi che rimangono nella mente e nel cuore. Io che sto invecchiando male e mi commuovo anche per la pubblicità di Natale delle Poste, ci ho versato più di una lacrima (alcune delle quali poco prima di entrare in ufficio, il che mi ha costretto a fare due volte il giro dell’isolato).
Eì’ un libro che focalizza il suo sguardo sulle vittime, e che ci ricorda che quando affrontiamo temi complessi con slogan o facili soluzioni siamo cer-ta-men-te idioti. E illumina l’oscurità con piccole, velatissime, imprevedibili lame di luce, che devi solo essere pronto a rilevare.
Bellissimo.
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Riassumendo
Dici Acapulco e pensi a spiagge di sabbia finissima, mare cristallino e palme accarezzate dalla brezza. Ma l’immagine della città si sta incrinando sotto i colpi dei cartelli della droga, sempre più presenti, ed è in questa Acapulco che vive Lydia, divisa tra il lavoro in libreria e la famiglia: il marito Sebastián, giornalista, e il figlioletto Luca, otto anni e un’intelligenza fuori dal comune. Nonostante la violenza si faccia largo nelle strade, Lydia non si aspetta che la sua esistenza venga sconvolta improvvisamente.