Comunque anche io da piccolo ho avuto una tartaruga. Ma era una tartaruga d’acqua, con le strisce arancioni sulle gote (hanno le gote?). Una di quelle che si vincono al luna park (e sì, l’ho vinta al luna park segnando due rigori in una porta minuscola) e che ti danno nel sacchetto di plastica, con un guscio che era poco più grande di una moneta da due euro.

Ha avuto per anni un nome maschile, prima che qualcuno un po’ più esperto – credo basandosi sulla lunghezza della coda – ci facesse notare che si trattava di una gentile donzella. Che poi gentile è rimasta per poco, perché abbiamo inseguito la sua crescita esponenziale di dimensioni con acquari sempre più grandi, da cui un paio di volte è fuggita per attaccare con morsi sul naso la tenerissima Ella, che si era avvicinata scodinzolando la sua canina dolcezza di bastardina sopravvissuta all’abbandono.

Tutto ciò perché in “Goodbye Hotel” c’è una (anzi due) tartaruga. Accompagna in una trama che è sospesa tra realtà e immaginazione, in 156 ricchissime pagine che muovono il cuore e i sentimenti, e che ti costringono a una certa sospensione dal presente, come in passato mi è capitato con (molte) pagine di Murakami. Quel tipo di sospensione struggente che mi ha fatto pensare alle opere di due pittori enormemente diversi fra loro: c’è il silenzio a volte greve e pieno di significato di alcuni Hopper, e c’è la malinconia colorata e poetica delle figure di Chagall, quei due che si tengono per mano, e la ragazza che svolazza come un palloncino o un aquilone.

La scrittura di Biblè, che affrontavo per la prima volta, mi ha conquistato per equilibrio: certamente meno ricca e respirante di quella del mio giapponese citato in precedenza, ma senza che questo banalizzi minimamente il testo. E anche il ritmo narrativo è quello adatto ad una storia costretta in un piccolo centro eppure senza confini.

Intensità. Quando la incontri in un libro la riconosci, e non ti lascia mai indifferente.


AutoreMichael Bible
TitoloGoodbye Hotel
EditoreAdelphi
CollanaPiccola Biblioteca Adelphi
Anno di Pubblicazione2025
N° pagine156
ISBN978-8845939891
Amazon.itcartaceo: € 12,15; ebook € 7,99

Riassumendo
  • 8/10
    Intenso - 8/10
8/10

Quarta di copertina

C’è un posto, a New York, che chiamano Goodbye Hotel, perché è l’ultimo rifugio di chi, per ragioni diverse, si è allontanato dal mondo e nel mondo non vuole (o non può) più tornare. Lì, mentre una nevicata «ipnotica» cade sulla città, François siede davanti al fuoco, stappa una bottiglia di vino da quattro soldi e inizia a scrivere la sua storia.

Rispondi