“1947” è uno di quei libri che fa gongolare la mia quota di lettore appassionato di storia contemporanea.

Suddiviso in due “semestri” intervallati da una storia familiare eppure universale, utilizza lo scorrere dei mesi e del tempo per raccontare un anno decisivo nella storia dell’uomo, e – diciamocelo – non lo avrebbe detto nessuno: alzi la mano chi sarebbe in grado in meno di cinque secondi di definire un evento decisivo accaduto nel 1947.

Eppure nel 1947 gli inglesi abbandonano definitivamente il terreno e nascono India e Pakistan, che nello stesso anno saranno già in guerra. Nel 1947 nascono due termini destinati a definire il linguaggio popolare, politico, storico: negli States ci si rende conto di essere in piena “guerra fredda” e – su commuovente iniziativa di un singolo – si comprende che abbiamo un termine per definire un omicidio ma non quello per lo sterminio di un intero popolo, e si inizia a parlare di “genocidio”. Negli stessi giorni, si definisce la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. 

In Russia nasce un’arma destinata a cambiare la storia e a finire ritratta su una bandiera: il Kalashnikov è noto come AK-47. Ad Harward, per merito di una falena infiltratasi in un calcolatore elettronico, nasce il termine “bug”. Orwell scrive l’ultima parola di 1984.

Il 1947 è anche, forse soprattutto, l’anno in cui l’ONU confida di poter risolvere la questione palestinese con il lavoro di qualche mese di una commissione indipendente. E’ uno dei cuori del libro: dovessi utilizzare una sola parola per spiegare cosa lascia nel cuore “1947”, utilizzerei “profughi”. Un anno di movimenti di popoli rimasti senza nazione, di masse alla ricerca di un futuro, di criminali in fuga verso il Sudamerica, di innocenti allontanati dalla loro storia e dalle loro case e di altri – altrettanto innocenti – che nella case da cui sono stati deportati destinazione Dachau non ci vogliono tornare più. 

1947 è anche il titolo di una canzone di Sergio Endrigo (profugo, anche lui), che canta “Come vorrei essere un albero che sa / dove nasce e dove morirà”. La sto ascoltando anche adesso. 

SCHEDA LIBRO
Autore: Elisabeth Asbrink
Titolo: 1947
Editore: Iperborea
Collana: Gli iperborei
Anno di pubblicazione: 2018
Pagine: 314
ISBN: 978-8870914924

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Riassumendo
  • 9/10
    Memorabile, bellissimo - 9/10
9/10

Quarta di copertina

È il 1947 quando scoppia la Guerra fredda, viene istituita la CIA e Kalasnikov inventa l’arma oggi più diffusa al mondo; l’ONU riconosce lo Stato di Israele e il figlio di un orologiaio egiziano lancia il moderno jihad. È solo nel ’47 che viene redatta la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, prima sconosciuti all’umanità quanto il termine «genocidio», coniato da un giurista polacco che ha perso la famiglia nei Lager.

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