L’altra mattina – agevolato da volume televisivo tipo 767 in decollo da Malpensa, non approfondiamo la logistica – mi è caduto l’occhio su uno spezzone di “Linea verde” (credo), e ho seguito un po’ commosso (l’età) la storia di un artigiano che produce bacchette per la direzione d’orchestra.
Tra ieri ed oggi ho divorato “Le canzoni di New York”, che ho capito presto non essere “l’ultimo Liz Moore” ma, anzi, il primo, datato 2007. E ho pensato che adesso mi manca proprio solo “Il dio dei boschi” (ma Liz hai già un posticino nel mio cuore letterario), ho percepito quanto debba amare la musica (e trovato poi traccia di un album da solista e della partecipazione ad una band) e infine immaginato la Moore come una direttrice d’orchestra, impegnata a sviluppare una melodia organica facendo suonare tanti, tanti, tanti strumenti diversi sotto forma di personaggi, ognuno dei quali resta per un pochino nella memoria.
C’è Jax, che non è un noto rapper ma la direttrice – molto Miranda Priestly – di una famosa etichetta discografica; c’è Theo, talent scout in caccia di nuovi successi, che su una band si è sbilanciato e forse ha fatto un buco nell’acqua. Nella prima parte scopriamo anche la storia di una segretaria, che sembra servire per introdurre una nuova voce di grande talento con cui è fidanzata, ed è invece un omaggio al lavoro oscuro di tanti, e anche la cartina di tornasole di un ambiente tossicheggiante.
Ci sono i sogni e le ambizioni di tanti, che calchino o che che sfiorino soltanto le luci della ribalta. Ci sono grandi fragilità, rapporti impossibili, domande di vocazione rimaste senza risposta. C’è una New York luminosa e insieme oscura, dal grande parco ai locali notturni.
C’è quel senso di paradossale solitudine in una metropoli che non dorme mai, e tutto il peso che ha non avere nessuno da chiamare.
C’è una musica perfetta, in cui ogni strumento fa il suo, e Liz Moore che dirige e decide quando affondare un colpo e quando lasciarti respirare per qualche minuto.
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Quarta di copertina
New York, anni Duemila. Jax è la direttrice della famosa etichetta Titan Records, che gestisce in maniera inflessibile e competitiva, sempre alla caccia di nuovi cantanti da mettere sotto contratto. Finora la Titan ha potuto contare sul successo di Tommy Mays e la sua band, ma le mode musicali cambiano in fretta e bisogna essere pronti a intercettare i gusti del pubblico.