Giuro, non lo faccio apposta: “Big Banana” di Roberto Quesada era in lista da ben prima del viaggio newyorkese di questa estate, costituendo la quota honduregna del mio giro del mondo letterario: che la lettura di questo bel romanzo mi abbia riportato con la mente e il ricordo all’ombra dei grattacieli e tra le strade di Brooklyn è una fortunata coincidenza, che ha aggiunto un pizzico di emozione in più allo sfogliare di pagine che mi avrebbero comunque pienamente convinto.
“Big Banana” è la storia di Eduardo, partito dall’Honduras con la speranza di sfondare come attore a Broadway come premessa di una luminosa carriera nel jet-set internazionale, provvedendo nel frattempo al mantenimento della sua esistenza lavorando come operaio edile, e della comunità centro e sudamericana che lo accoglie nella Grande Mela, umanità diverse per obiettivi e mentalità accomunate dall’origine e da un tenero miscuglio di nostalgia e repulsione verso le rispettive patrie. Ad accoglierli e a costituire uno sfondo narrativo davvero efficace, una New York viva come non mai e radicalmente lontana dallo stereotipo, persino quando “alto” e “basso” si sfiorano: è la New York delle finestre senza tende (cit.), che può essere trampolino di lancio o piscina senza acqua, dispensatrice di opportunità o killer di speranze. In patria, Edoardo ha lasciato Miriam, ragazza con qualche (divertente) problema psichico alle spalle (forse) e una penna giornalistica di grande effetto, a New York incontrerà – con una certa libertà… – parabole di vita simili alla sua, sfiorandole appena fino a un finale con qualche sorpresa e qualche dolcezza.
Un romanzo che vola via limpido come non mi accadeva da un po’, caratterizzato da un equilibrio meraviglioso fra leggerezza e profondità, fra storia e contemporaneità, fra paure e voglia di riuscire. Un romanzo che fa sorridere e pensare, davvero convincente: meno impegnato, forse, di Milwaukee Blues – con cui condivide qualche tema – ma anche più catturante e vicino, se si capisce cosa intendo.
| PROGETTI | |
| Giro del mondo letterario | Honduras |
Riassumendo
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Una vera esperienza letteraria - 8/108/10
Quarta di copertina
Il villaggio di Halimunda, nel cuore dell’isola di Giava, incanta da sempre abitanti e forestieri con le sue storie. Dalla principessa Rengganis, che sposò un cane perché nessun uomo era degno di lei, a Ma Iyang, che volò via da una rupe anziché rassegnarsi a un’esistenza infelice, una moltitudine di anime bizzarre e tormentate ha popolato la comunità di pescatori nel corso dei secoli. L’ultima erede di questa genia di figure prodigiose è Dewi Ayu, la prostituta più richiesta del bordello di Mama Kalong, madre di quattro irresistibili figlie.