Le mie competenze sui Troubles di fermano alla lettura (indimenticabile) di “Eureka Street”, meraviglioso romanzo di McLiam Wilson ambientato nella Belfast del 1994, in cui il conflitto nordirlandese è inevitabilmente parte del romanzo. Mentirei se scrivessi di aver approfondito il tema ai tempi di quella lettura, e me ne dispiaccio.

A colmare alcune delle mie lacune è arrivato “Non dire niente” di Patrick Radden Keefe, che il New York Times piazza fra i migliori 100 del secolo in corso e che, seppur dedicato a uno specifico episodio di quella sanguinosa guerra, offre anche una panoramica storica precisa e capace di aiutarti ad inquadrare “cose che sai ma non sai” (Bobby Sands, la Bloody Sunday, etc). La forma narrativa è quella dell’inchiesta giornalistico-narrativa (alla Wright de “Le altissime torri”, per intendersi) che prende il via dalla scoperta, a circa trenta anni dall’omicidio, del corpo di Jean McConville: un rapimento con conseguente esecuzione mai rivendicato ufficialmente dalla Provisional IRA, nonostante l’organizzazione prediligesse allora il ritrovante pubblico di informatori e collaborazionisti. Ma Jean era vedova, madre di dieci figli e – apprendiamo quasi subito – anche le accuse di una sua collaborazione con gli inglesi non sembrano poggiare su basi particolarmente solide.

Più che al “true crime”, è evidente che siamo in presenza di quel tipo di letteratura che corrisponde enormemente ai miei gusti: una vicenda di cronaca inserita in un contesto storico ben delineato, una indagine supportata da una infinità di fonti, una inchiesta che supera i confini del “che cosa è successo” per approfondire l’umanità variegata e complessa che l’ha generata.

Scrittura e struttura narrativa sono perfettamente fruibili e sostanzialmente cronologici; un minimo di difficoltà può essere generata dalle infinite sfaccettature dei due fronti e dal numero di protagonisti (a me ha aiutato, nell’edizione Oscar Storia, dare un volto ai nomi grazie all’apparato iconografico posizionato a centro volume). L’ho chiuso con il desiderio di saperne (ancora) di più e con quello di riaffrontare Keefe in futuro, che grazie al Cielo di lavori simili ne ha firmati ancora un bel po’ sul New Yorker.

(la foto di copertina è di Stefano Archetti per l’Europeo (1973) e, ritraendo Dolours Price, spiega in un solo scatto che cosa sia un grande ritratto)


AutorePatrick Radden Keefe
TitoloNon dire niente
EditoreMondadori
CollanaStrade Blu
Anno di PubblicazionePrima edizione in lingua originale: 2019
N° pagine528
ISBN978-8804735465
Amazon.itcartaceo € 11,40; ebook: € 7,99

Riassumendo
  • 8/10
    Giornalismo investigativo al suo meglio - 8/10
8/10

Quarta di copertina

Belfast, 1972. Jean McConville, vedova e madre di dieci figli, ha trentotto anni quando, in un tardo pomeriggio di dicembre, una ventina di membri dell’ala estremista dell’IRA irrompe in casa sua, alla periferia di Belfast, e la trascina via sotto gli occhi dei figli. I rapitori tentano di calmarli, chiamandoli per nome e promettendo che la madre sarà di ritorno in poche ore, invece Jean viene giustiziata con un colpo alla testa e fatta sparire. L’accusa? Essere una spia dei britannici. Il suo corpo viene ritrovato, per puro caso, trent’anni più tardi, nel 2003, sepolto in una spiaggia.

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