
Autore: Francesco Costa
Titolo: Come se ne esce
Traduzione: –
Editore: Mondadori
Anno: 2026
Pagine: 204
Genere: Saggio
Voto: ★★★★ / 5
Trama
Costa che spiega cose non è mai una cattiva idea.
Le mie impressioni
Non mi ricordo da quale recente lettura mi sia rimasto in mente: qualcuno, che ringrazierò mentalmente senza riuscire da attribuire la citazione, mi ricordava che il lavoro (direi, la missione) del buon giornalista non è riportare le opinioni di chi sostiene che piove e di chi invece afferma che splenda il sole, ma aprire la finestra e verificare se vien giù acqua oppure no.
Francesco Costa, per il quale in famiglia viviamo quella crush che ti spinge durante una memorabile vacanza newyorkese ad andare a cercare il miglior hamburger della città sostanzialmente perché lo ha consigliato lui, non si limita ad aprire la finestra e a dirti che effettivamente piove: cita il bollettino del meteorologo che ha misurato i mm di acqua precipitata, racconta quali e quante pozzanghere si siano create nel giardino condominiale e – soprattutto – ti spiega da dove sono arrivate le nuvole.
Viviamo un’epoca tragica e insieme buffa: gli eventi, e quindi le notizie, si rincorrono con una velocità mai vista prima. Ogni giorno leggiamo di qualcosa per cui “nulla sarà più come prima”, e due giorni dopo ce ne siamo più o meno dimenticati, perché è arrivata un’altra dichiarazione, un altro bombardamento con il suo carico di sofferenze insensate, una nuova tragedia di cui accusare il clima, il fato, il destino. In un contesto di questo tipo, sono essenziali nel breve una informazione di qualità e sul lungo periodo alcuni momenti in cui fermarsi un attimo e fare il sunto, approfondendo quanto accaduto.
“Come se ne esce” è prima di tutto questo: un racconto – documentato – di cosa è accaduto negli States e nel mondo negli ultimi venticinque anni, con un focus più diretto sulla prima e sulla nuova presidenza Trump. Dai profitti personali e familiari legati alle decisioni esecutive, incredibilmente alla luce del sole, alle scelte criminali di taglio di enti di assistenza da decine di migliaia di dipendenti, che in alcune aree del nostro pianeta erano l’unico fragile muro fra vita e morte, fra povertà assoluta e sussistenza. Con, a fianco, l’onesta evidenza che anche questo fronte era stato per anni demandato interamente agli statunitensi, e che una certa sensazione popolare di sostanziale ingratitudine non sia del tutto incomprensibile. Un contesto che fa comprendere meglio quella semi-buffonata della guerra dei dazi – e le sue conseguenze meno comiche, così come i continui ondeggiamenti fra amici e nemici, fra minacce e ruffianeria, fra potenza militare e concessioni.
Costa ci mostra limpidamente che l’ordine mondiale che abbiamo conosciuto per quasi un secolo non è più pietra di paragone, e che la sola forma di resistenza della democrazia è farla funzionare nel rispondere alle esigenze pratiche, quotidiane, immediate dei cittadini: dove diventa vuota ideologia, proclamata e non esercitata, il nuvolone della soluzione facile invocata dal nuovo arrivato è pronta a scatenare la sua grandine, e conteremo i danni.
Dall’autore
Linkografia
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Un link a IlPost non fa mai male
Quarta
Il mondo è più instabile che mai. Le notizie ci spaventano e ci sfiniscono. E niente di tutto questo sparirà con la fine della presidenza di Donald Trump, che è invece il punto di arrivo di una crisi molto più lunga: finché non sarà affrontata produrrà altri Trump, con qualsiasi nome arriveranno. Le regole del mondo di prima non funzionano più, quelle nuove sono tutte da costruire, e le democrazie non sanno che pesci prendere.