
Autore: Ernest Hemingway
Titolo: Per chi suona la campana
Traduzione: Maria Napolitano Martone
Editore: Mondadori
Anno: 1940
Pagine: 504
Genere: Romanzo di guerra e sentimento
Voto: ★★★★★
Trama
Un americano resistente e il ponte che deve far crollare. E mille altre cose.
Le mie impressioni
Se ti avessi detto di leggere un romanzo in cui ci mettono tre giorni e cinquecento pagine per far saltare un ponte, mi avresti detto che avevi di meglio da fare (video di gattini su TikTok, cit.)
Se ti avessi detto che in quei tre giorni ci sono una storia d’amore assurda e sincera, una serie di flashback storici e biografici che io non sapevo cosa fosse l’equilibrio narrativo finché non l’ho letto, una quantità di sarcasmo sopraffino sulle mille sfaccettature del fronte di opposizione al fascismo spagnolo, una comandante guerrigliera zingara che legge la mano e comanda con più acume di cento generali, forse mi avresti detto che avevi di meglio da guardare (l’intervista a Lucarelli da Cattelan, non male devo dire).
Se concludessi cercando di raccontarti quanta umanità fragile e ferita ci sia in questo libro, quanto pensiero e quanta azione, quanta tenerezza verso chi crede e quanto astio verso chi si nasconde, quanto si possa rappresentare uno scontro armato e ideologico senza dimenticarsi che comunque è fatto di vite, braccia, gambe, teste, e che quel filo di speranza che resta teso sono i sentimenti a cui anche oggi, lì dove sei, cerchi di appoggiarti, bon, forse mi dirai che prendi in mano “Per chi suona la campana”, e che mi saprai dire.
“Esiste solo ora, e se “ora” dura solo due giorni, allora due giorni sono la mia vita e tutto ciò che vi è contenuto sarà proporzionato.”
Ecco, fammi sapere.
Dall’autore
”Sarà ora quasi un anno che combatto per le mie convinzioni. Se vinceremo qui, vinceremo dappertutto. Il mondo è un posto magnifico e vale la pena di combattere per esso, e a me secca molto di lasciarlo.”
Linkografia
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Quarta
Durante la guerra di Spagna, un giovane americano antifranchista, Robert Jordan, l'”inglés”, è incaricato di far saltare un ponte in territorio nemico. Nei tre giorni che trascorre nella foresta con i partigiani della “banda di Pablo”, incontra Maria e il grande amore, ma soprattutto raggiunge – grazie anche alle discussioni con i compagni e alle profonde riflessioni che la costante vicinanza della morte gli suggerisce – quella comprensione della vita di cui era sempre andato in cerca. Troverà così il coraggio di sacrificarsi perché al di là di ogni errore e di ogni violenza ci siano pace e libertà per tutti, e l’uomo non si rassegni al dolore e alla vergogna.