
Autore: Irene Nemirovsky
Titolo: Suite francese
Traduzione: Laura Frausin Guarino
Editore: Adelphi
Anno: 1942
Pagine: 415
Genere: Romanzo corale
Voto: ★★★★★
Trama
Il caotico esodo dei parigini e la difficile vita quotidiana in un villaggio rurale durante l’occupazione nazista della Francia nella seconda guerra mondiale.
Le mie impressioni
Di solito dedico davvero poco spazio alla trama del libro che ho terminato e di cui sto raccontando: l’idea è che fra quarta di copertina, social e millemila siti il contributo riassuntivo sia tutto tranne che necessario.
Considerato storia e genesi di “Suite francese”, due parole però questa volta vanno spese: originariamente concepita come un’opera in cinque sonate – il riferimento musicale è chiaro fin dal titolo, siamo costretti ad accontentarci di “Temporale di giugno”, racconto che più corale non è possibile di un intero popolo in fuga da Parigi, dopo la notizia che l’avanzata tedesca è ormai dilagante, e di “Dolce”, la narrazione della vita in un qualunque paese di campagna occupato dall’esercito tedesco, e quindi dei rapporti fra soldati invasori e popolazione civile.
Vale la pena fermarsi un attimo, e riflettere su un aspetto che mi ha tolto il fiato: Némirovsky concepisce la struttura dell’opera e scrive queste prime due parti fra il 1941 e il 1942. Oggi grideremmo all’instant book, ma è evidente che l’autrice, già scrittrice affermata, non poteva immaginare un destino editoriale immediato. C’è una urgenza di adesione fra letteratura e vita, una necessità di incastrare quello che stava accadendo in un quaderno con scrittura minuta che fa salire le lacrime agli occhi. E’ raccontare la guerra e tutto ciò che si porta orrendamente dietro in una sorta di diretta, umanissima e profonda: paure, slanci ideali, tragedie, nostalgie, persino momenti di umanità di vicinanza fra vittime e invasori, piccolezze per la sopravvivenza, gelosie, momenti di solidarietà e altri di abbandono, egoismi e condivisioni. Anche le morti, quando arrivano, sono fredde, quasi brutali, certamente inaspettate: ho pensato spesso al Monumento ai Piccoli Martiri di Gorla, con la scritta “Ecco la guerra”.
“Suite Francese” ha il ritmo, la coralità, la struttura del capolavoro destinato a durare: strappa il cuore saperlo incompleto perché Némirovsky morì ad Auschwitz nel 1942, e queste pagine sono sotto i nostri occhi grazie a una valigia chiusa per decine di anni e a due figlie abbandonate, per salvarle, a casa di un’amica.
Dall’autore
«Stando con Mabel ho imparato che diventiamo più umani quando scopriamo, anche per mezzo dell’immaginazione, che cosa significa non esserlo»
Linkografia
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La storia del manoscritto di Suite francese
Quarta
Nei mesi che precedettero il suo arresto e la deportazione ad Auschwitz, Irène Némirovsky compose febbrilmente i primi due romanzi di una grande «sinfonia in cinque movimenti» che doveva narrare, quasi in presa diretta, il destino di una nazione, la Francia, sotto l’occupazione nazista: Tempesta in giugno (che racconta la fuga in massa dei parigini alla vigilia dell’arrivo dei tedeschi) e Dolce (il cui nucleo centrale è la passione, tanto più bruciante quanto più soffocata, che lega una «sposa di guerra» a un ufficiale tedesco).