
Autore: Lev Tolstoj
Titolo: La sonata a Kreutzer
Traduzione: Leone Ginzburg
Editore: Einaudi
Anno: prima edizione lingua originale 1889
Pagine: 144
Genere: Romanzo confessione
Voto: ★★★★☆
Trama
Dialogo ferroviario su un amore malato
Le mie impressioni
Io, che comincio ad accumulare i lustri, i treni a scompartimenti me li ricordo bene. Per motivi familiari (e, onestamente, calcistici), ho frequentato per anni l’intercity Milano – Trieste: scompartimenti con sei posti che la chiusura di una porta di vetro sigillava in una strana intimità, largo finestrino, sedili in similpelle marrone con bracciolo che diventava rapidamente ambito di contrapposizione imperialistica-territoriale.

I due protagonisti principali di “La sonata a Kreutzer”, romanzo breve o racconto lungo di Tolstoj, me li sono immaginati così: in uno scompartimento rimasto vuoto, di fianco al finestrino, uno di fronte all’altro, a scambiarsi tazze di un the troppo forte e, monodirezionalmente, confidenze. Perché da una prima chiacchierata fra viaggiatori si è passati rapidamente ad un confronto a due, ed il dialogo a cui ci sottopone la voce narrante – che corrisponde a uno degli interlocutori – è la cornice di un racconto che si fa via via più teso, scuro, drammatico, insopportabile.
Non so se le difficoltà affrontate nel trovare una pubblicazione all’epoca fossero – anche solo in parte – legate alla difficoltà di reggerne il contenuto: evitando di addentrarci nelle tematiche spirituali e anche biografiche (qualsiasi prefazione sarà di grande aiuto), resta fortissima nel corso della lettura una sensazione di disagio per le idee e le azioni di Pozdnyšev, protagonista di un atto che risulterà quasi naturale nello sviluppo disturbato e disturbante delle sue convinzioni. E’ un ritratto dell’amore affetto da ognuna di quelle forme di possessività, fragilità, egoismo, insicurezza, ossessione che vorremmo fossero critica sociale della contemporaneità dell’autore, ma che riconosciamo tragicamente e con senso di impotenza quotidiano nelle cronache dei nostri giorni.
Credo sia il ruolo dei classici, anche quando appaiono così legati a un momento storico e biografico così precisi: superare il tempo, e atterrare nell’immaginazione di un vagone ferroviario e, insieme, nell’ennesimo titolo su un giornale, sperando ogni volta che sia l’ultimo.
Dall’autore
“In questo appunto sta sia la salvezza che il castigo dell’uomo: nel fatto che, quando vive male, egli può sempre stordirsi per non vedere tutta la miseria della sua condizione.”
“Non avrei potuto dire che cosa desideravo. Desideravo che lei non desiderasse quello che doveva desiderare. Era pazzia piena.”
Linkografia
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Quarta
Tolstoj compone il tema dell’amore e del matrimonio, che allora lo inquietava anche come momento della sua propria vita privata, nelle forme di una narrazione in cui la voce amara del protagonista si fa nitida rappresentazione drammatica.