
Autore: Hasham Matar
Titolo: Il ritorno
Traduzione: Anna Nadotti
Editore: Einaudi
Anno: 2016 prima edizione in lingua originale
Pagine: 240
Genere: Biografia, saggio, memoir
Voto: ★★★★★ / 5
Trama
Biografia, saggio, memoir: “Il ritorno” è un viaggio coinvolgente nella storia di una famiglia e della Libia moderna
Le mie impressioni
Ogni tanto penso che dovrei dedicare più tempo alle copertine.
La copertina di “Il ritorno” di Hisham Matar, tappa libica del mio giro del mondo letterario, di genere non classificabile, dice moltissimo.
C’è naturalmente il titolo, che racconta parte di quello che c’è in questo volume: la storia del rientro di Matar in Libia, più di trenta anni dopo la fuga della sua famiglia dal regime di Gheddafi. Fuga che ha toccato Londra, Roma e il Cairo, condannandolo a un vita di esilio impegnato e di ricostruzione di un io autonomo, solido, completo.
E’ nel sottotitolo che la storia da personale e familiare diventa universale: “padri” (il padre di Matar, oppositore di Gheddafi, fu rapito in Egitto per non essere mai più rivisto: l’autore ne ricerca le tracce fino alle ultime informazioni disponibili, l’arrivo del padre nella prigione libica che sarà poi teatro nel 1996 del massacro di quasi 1.300 prigionieri), “figli” (alla desolazione di un mancato rapporto sono dedicate forse la pagine più belle, lucide, toccanti, in uno sguardo che si muove con continuità su sentimenti e azioni degli Ulisse e dei Telemaco dei giorni nostri) e “la terra fra di loro” (la tua terra, e quel misto di repulsione per la dittatura che soffoca la tua patria e una feroce nostalgia che tanti hanno vissuto o sono costretti a vivere).
E poi c’è l’immagine di copertina, che è di Diana Matar, fotografa e moglie dell’autore, che ne ha accompagnato e sostenuto il ritorno. Ed è una immagine che – come spesso capita con la grande fotografia – dice tutto in un battito di ciglia: ci parla di assenza, di vuoto, delle diverse velocità del mondo, del dubbio, di serenità che può diventare dramma, di distanza.
“Il ritorno” è proprio un bel libro, baciato da una scrittura pacata e quasi trattenuta, mai patetica, ma oltre le righe. E’ una biografia personale, un memoir familiare, un saggio di storia contemporanea, in fondo anche un po’ un romanzo di formazione, dai contenuti e dai riferimenti altissimi.
Linkografia
Il mio giro del mondo letterario
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Dedica 2020 era stato dedicato a Matar
Quarta
Nel marzo del 2012 Hisham Matar s’imbarca su un volo per la Libia. È il suo primo ritorno dopo trentatre anni nella terra color ruggine, giallo e verde intenso della sua infanzia, la terra che lo ha separato dal padre la notte del 1990 in cui Jaballa Matar venne sequestrato dal regime di Gheddafi, condotto nella terribile prigione di Abu Salim e poi fatto sparire.