l'avversario


Autore: Emmanuel Carrere
Titolo: L’avversario
Traduzione: Eliana Vicari Fabris
Editore: Adelphi
Anno: 2000 – prima edizione lingua originale
Pagine: 169
Genere: Romanzo-veritĂ 
Voto: ★★★★★

Trama

La terribile storia di Jean-Claude Romand, mentitore seriale e pluriomicida.

Le mie impressioni

C’è una domanda che continua a girarmi in testa da quando ho finito L’avversario di Emmanuel Carrère: nell’ultima pagina, l’autore si chiede se scrivere di tutto quello che era successo sia stato un crimine o una preghiera. È una confessione: Carrère non lo sa, è visibilmente preso dal dubbio su un testo che ha abbandonato più volte, e non finge una risposta

“L’avversario” racconta la storia vera di Jean-Claude Romand, un uomo che per diciotto anni ha fatto credere a moglie, figli, genitori e amici di essere un medico di successo, ricercatore all’OMS di Ginevra. In realtà non aveva mai superato gli esami di medicina, non lavorava da nessuna parte, e passava le giornate a girare in macchina per i boschi vicino a casa, inventando conferenze, stipendi, viaggi, ma sperimentando una vita intera fatta di niente. Quando la menzogna sta per crollare, invece di confessare, Romand uccide la moglie, i due figli, i genitori, e tenta (forse) il suicidio senza riuscirci.

Carrère, colpito dalla vicenda, comincia a scrivergli, va ai processi, e costruisce un libro che è insieme cronaca giudiziaria (genere che frequenterà piÚ tardi con V13) e autoanalisi spietata.

È un testo che si accosta bene ad altri due libri che mi hanno segnato: La città dei vivi di Nicola Lagioia, che parte da un delitto vero per scavare nella provincia romana e nelle sue zone d’ombra, e A sangue freddo di Truman Capote, il capostipite di questo modo di raccontare il crimine mescolando inchiesta e letteratura. Tre libri diversi, tre epoche diverse, ma la stessa domanda di fondo: si può raccontare l’orrore senza tradirlo, e senza tradire se stessi nel farlo?

Non son neppure io se “L’avversario” sia crimine o preghiera: istintivamente, nel buio assoluto sento il bisogno fortissimo e impellente di una luce, e forse raccontare è cercarne il riflesso.

Linkografia

La storia degli omicidi Romand

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Carrere: un tributo a Capote

9/10

Quarta

Il 9 gennaio 1993 Jean-Claude Romand ha ucciso la moglie, i figli e i genitori, poi ha tentato di suicidarsi, ma invano. L’inchiesta ha rivelato che non era affatto un medico come sosteneva e, cosa ancor piĂš difficile da credere, che non era nient’altro. Da diciott’anni mentiva, e quella menzogna non nascondeva assolutamente nulla. Sul punto di essere scoperto, ha preferito sopprimere le persone di cui non sarebbe riuscito a sopportare lo sguardo.

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