E’ certamente colpa mia, perché quando mi sono messo a caccia di possibili titoli per la tappa lettone del mio giro del mondo letterario “Il latte della madre” di Nora Ikstena svettava nettamente su tutte le alternative. Io sono arrivato alle pagine finali di questo romanzo – probabilmente la sua parte migliore, questo sì – con il fiato decisamente corto.

La trama si sviluppa su tre voci potentemente femminili, rappresentative di tre generazioni e snodandosi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino al 1989: due narratrici sono esplicite, e sono una figlia e una madre dai nomi non rilevati che si alternano – non del tutto chiaramente – nel racconto. La terza, più sullo sfondo, è quella della nonna, che finisce per rappresentare il raro momento di respiro più ottimista, ergendosi a simbolo di una nazione e di una popolazione certamente resiliente, passata dal giogo nazista a quello comunista senza soluzione di continuità.


Simbolismi e intrecci fra storia nazionale e vicende personali costituiscono le fondamenta della struttura narrativa: la madre, ginecologa esperta in fertilità, rifiuta di nutrire la figlia con il proprio latte, intendendo preservarla da una trasmissione del suo dolore esistenziale. La figlia che intreccerà gli inevitabili riflessi di questa scelta nel suo percorso scolastico, quando alle mense sovietizzate il latte è l’unico alimento largamente disponibile e lei lo rifiuta, simboleggiando una opposizione che va evidentemente oltre il semplice capriccio. E’ il rifiuto di una nazione all’oppressione straniera e al totalitarismo, che si concretizzerà storicamente nella “Via Baltica”, una di quelle manifestazione dell’essere umano al suo meglio di cui varrebbe la pena riscoprire la storia e la profondità.


AutoreNora Ikstena
TitoloIl latte della madre
EditoreVoland
Collana–
Anno di Pubblicazione2015
N° pagine188
ISBN978-8862433136
Amazon.itcartaceo (tascabile): € 15,20, ebook: € 8,49

PROGETTI
Giro del mondo letterarioLettonia

  • 7/10
    Faticosetto - 7/10
7/10

Quarta di copertina

Lettonia, ottobre 1944: dopo un’occupazione durata più di tre anni le truppe hitleriane si ritirano e l’Armata Rossa entra a Riga. Questo romanzo a due voci inizia da qui. A dipanare la storia una madre e una figlia nei cinquant’anni che seguono la Seconda guerra mondiale, il loro rapporto intenso e tormentato, segnato dalla depressione materna e dal tentativo di arrestarne la tendenza autodistruttiva.

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