Non era difficile immaginare che Covacich mi avrebbe nuovamente conquistato: mi ha convinto ogni cosa che ha scritto – da quella più biografica e personale a quella puramente narrativa, sebbene in lui vita e scrittura siano solidamente intrecciate – e mi ha fatto leggere e rileggere, accompagnandomi in viaggi letterari che non immaginavo.

Accadrà di nuovo, dopo questa Trilogia triestina: l’occasione è offerta dal Rossetti e dalla proposta di affidare alle sue parole un ritratto di Svevo (seguiranno, a comporre la trilogia, Joyce e Saba) e l’occasione – in questo caso – non fa l’uomo ladro, ma generoso benefattore: nei tre testi dedicati a questi tre giganti, Covacich non si limita (e come potrebbe?) all’aneddotica o alla niente-affatto-casuale convergenza geografica di tre vite, ma ne esplora opere e – forse soprattutto – utilizzo della lingua, in quell’esercizio faticosissimo e immenso che ogni scrittore compie per trascinare pensieri, storie ed emozioni in parole, punteggiature, periodi.

E allora eccoci di fronte a uno Svevo che compone in una lingua non sua, imparata sui libri di scuola: nella critica letteraria lo “scriver male” di Svevo è diventato leggenda, ma è con Covacich, con la sua rappresentazione biografica e stilistica, che l’ho fatto finalmente mia.
Ed eccoci con la prosa rivoluzionaria e fuori da ogni schema di Joyce, irlandese che scrive in inglese come se fosse una lingua morta e la rivitalizza, fra infiniti scarabocchi onomatopeici e genialità lessicali in cui Covacich ci accompagna, avvalendosi degli organi del corpo come di una mappa.

(consentitemi, restando in tema linguistico, la digressione: una lettera scritta da Joyce a Svevo per chiedergli un favore è confezionata in perfetto dialetto triestino, e vale da sola il prezzo del biglietto).

Infine, una passeggiata con Saba. E scrivo di un movimento perché è così che è omaggiato in statua in città, perché la sua foto che amo di più lo ritrae in faticosa salita con il nostro mare alle spalle e un ragazzino in discesa, e perché il suo è davvero un movimento nello spazio e nel tempo, sincero, teso all’eliminazione del superfluo, riavvolgente.

Che regalo, questa Trilogia triestina.

(Anche su Raisound, per una esperienza ancora più ricca)

8.5/10

Riassumendo

Per la prima volta in volume, tre monologhi scritti, vissuti e interpretati da Mauro Covacich in un viaggio letterario tra Trieste e gli scrittori che l’hanno resa immortale. Le manie, l’umanità, gli autentici colpi di genio di tre giganti della letteratura del Novecento

Rispondi