Marcel Féron, commerciante e riparatore di radio in un paesino delle Ardenne francesi, è un uomo qualunque: è stato malato in gioventù, ha avuto due genitori complicati, all’alba del maggio 1940 si limita al suo laboratorio, ad una moglie opaca incinta per la seconda volta, a un rapporto amichevole con i parenti della consorte. Una di quelle figure che non lascerebbero grandi tracce e che faticherebbero nel raccontare di se stessi ai figli, se non fosse che il 10 maggio inizia l’inesorabile avanzata tedesca, Belgio e Olanda collassano in pochi giorni e la minaccia della croce uncinata si avvicina sempre di più.
Moglie, marito e figlia di quattro anni decidono di partire, e salgono su un treno. Vengono separati (donna incinta e bambina in un vagone più confortevole, lui in una sorta di vagone merci) ed è da qui che il mezzo ferroviario diventa metafora di vita: una vita che prevede separazioni e solitudini (il convoglio viene diviso in due), che non ha una direzione precisa (il treno su cui viaggia Marcel è spesso deviato su linee morte), che non ha una destinazione precisa, che si sposta a ovest o a sud non per una decisione presa, ma come reazione agli eventi.
Sul treno Marcel conosce Anna. Sono due profughi diversi: lui costretto ad abbandonare una vita tutto sommato confortevole e piatta, lei uscita da un carcere per un reato che non sarà mai descritto. Fra i “due senza domani” – la trasposizione cinematografica del 1973, con una splendida Romy Schneider, è perfetta – scoppia una passione che, se non fosse per la grandezza di Simenon nello scavare dentro la psiche umana e farne fettine sottili e leggibilissime, sarebbe da rotocalco, ed è invece magnificamente drammatica.
Sono meno di 150 pagine, con una asciuttezza a cui dovremmo tutti ispirarci e un finale che prende il cuore. Bellissimo.
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Riassumendo
Maggio 1940. Le truppe della Wehrmacht dilagano in Belgio e minacciano i confini della Francia. Dalle Ardenne sciami di profughi lasciano le loro case prendendo d’assalto i pochi treni disponibili. Nel carro bestiame di un convoglio che procede lentissimo verso La Rochelle, un uomo mediocre, miope e di salute cagionevole, un uomo con una piccola vita mediocre e mediocremente serena, incontrerà una donna di cui non saprà altro, nelle poche settimane che passeranno insieme, se non che è una cèca di origine ebrea, e che è stata in prigione a Namur.