Qualche mese fa, mentre tornavo a casa troppo stanco per leggere, Spotify versione-non-premium-che-fa-come-vuole mi ha sparato nelle orecchie “Alice” di De Gregori, sottolineando una certa propensione del mio algoritmo per il cantautorato italiano, certamente non casuale. Ero tra la folla in metro, e forse per questo mi son reso conto per la prima volta che Alice è una canzone che contiene un sacco di storie, tutte magistralmente appena accennate: c’è Irene che fuma un’altra sigaretta, lo sposo che non ci sta più ma non se ne andrà, Cesare perduto nella pioggia, un mendicante arabo, Lili Marlene. E Alice, che regala il titolo alla canzone e in qualche modo deve avere a che fare con tutti, non lo sa.

Anche l’Alice di “Alice e le regole del bosco”, una liceale dai capelli neri e lo sguardo celeste, non lo sa. Non lo sa cosa ci sia dentro il bosco di Rogoredo, fino a quando un incontro che diventa rapidamente una slavina di eventi non ce la fa finire dentro. Non sa cosa questa sua discesa agli inferi possa comportare, per lei e per le persone che fanno parte della sua giovane vita. Non sa che quello spazio, asfitticamente stretto fra autostrada, ferrovia e tangenziale, nasconde agli occhi di chi vive in città un inferno fatto di droga ed esistenze ridotte al lumicino, prevaricazioni e violenze, in un non-luogo che ha le sue leggi (e regole) e in cui non è per nulla ironico ma tragicamente irreale definire un compagno di sventura come “un tossico”, come se il destino non accomunasse.

Fa male leggere questo libro, necessario come pochi. Fa male sentirsi sorpresi dalla provenienza di Alice, dalla sua famiglia normale, come se fosse implicito nel profondo dei tuoi pensieri (inconfessabili, stupidi) che certe cose capitino solo come conseguenza di un disagio sociale, o di una fragilità atavica, o di un percorso dannato fin dall’inizio.

Di essere rimasta qui, nei miei pensieri, anche questo Alice non lo sa. Ma di aver cambiato uno sguardo, questo lo dovrebbe proprio sapere.



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8/10

Summary

Alice si sente diversa, fuori posto, incompresa. Fino a che non incontra Samuele, di un paio di anni più grande, che vive il suo stesso malessere. Samuele ha una brutta fama, dice Daria ad Alice, è «un drogato, uno che va al boschetto». Si riferisce a Rogoredo, una delle più grandi piazze di spaccio della Lombardia

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