My rating: 4 of 5 stars


Che bel tipo deve essere stato Stella Rimington (e probabilmente mi avrebbe scatenato addosso una squadra del SAS solo per averlo pensato): ritiratasi dal servizio attivo nel 1996 e scomparsa questa estate, è stata la prima donna a ricoprire il ruolo di come Direttrice Generale dell’MI5, il servizio di controspionaggio britannico, e le interviste che si recuperano sul web sono gustosissime e ricche di aneddoti spettacolari.

Stella Rimington è stata anche scrittrice: in At Risk, pubblicato nel 2004, introdusse il suo alter ego, l’agente dell’MI5 Liz Carlyle, uno di quei personaggi che ti restano addosso. Sono seguiti una decina di altri romanzi, pochi dei quali (mi pare) recuperabili in italiano, ed è un peccato: oltre alla credibilità di una serie di spyware stories – che era lecito aspettarsi – le pagine del romanzo che mi sono bevuto in questi giorni godono di una solidità rara nel genere, di una serie di protagonisti ritratti in un realistico chiaroscuro lontano dal manicheismo, e di un ritmo invidiabile che trascina fino alle ultime battute della vicenda.



A Rischio è essenzialmente una caccia all’uomo (e alla donna): una coppia da incubo per qualsiasi servizio segreto impegnato a garantire la sicurezza dei suoi cittadini, perché i due sono abili, invisibili, fuori dai radar degli estremismi più noti e molto motivati; quando, ad appena un anno dalla pubblicazione del romanzo, Londra fu scossa dagli orribili attentati ai suoi sistemi di trasporto, furono in molti a considerare la narrativa della Remington profetica. Era già successo pochi anni prima con Tom Clancy e la sua immaginazione pre-11 settembre: mi domando se i due si siano conosciuti, accomunati da una competenza immaginativa che diventa drammatica realtà.

Per gli amanti del genere, non ho alcuna preoccupazione nel definirlo imperdibile: troverete suspense, realismo, uomini e donne normali e non supereroi impegnati in deduzioni logiche, senza colpi di scena insensati.



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8/10

Riassumendo

In un momento di relativa calma per il Paese, i Servizi segreti inglesi diffondono un dispaccio: “Il nostro timore è che i terroristi possano avere intenzione di utilizzare un invisibile”. Nel gergo della CIA, un invisibile rappresenta il peggior incubo per i Servizi segreti: un terrorista che grazie alla sua appartenenza etnica e alla sua nazionalità (quella del Paese bersaglio) può attraversare indisturbato le frontiere, muoversi senza destare sospetti e infiltrarsi facilmente nelle istituzioni.

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