My rating: 4 of 5 stars

Dicono che si solito i film tratti dai romanzi ti deludono soprattutto per i protagonisti: tu ti sei fatto una immagine mentale, che è frutto della TUA esperienza di lettore, che non è quella del regista, del produttore, del direttore del casting. Sarà. Personalmente è molto raro che
Mi faccia una fotografia mentale di un personaggio di un romanzo, mi è successo forse solo con alcune protagoniste femminili della Egan o della Bender, per dire. Ma mi succede di rado, sarò strano io.
Malvaldi l’ho iniziato ad amare ben prima che dai suoi romanzi fosse tratta la serie tv, e – non perdendomene uno neppure dopo – mi è successo il contrario. Massimo ormai è Filippo Timi, più che il (naturale) contrario. E così anche per i meravigliosi vecchietti che frequentano il BarLume.
Che colpo al cuore, e non sto spoilerando, quando nelle prime pagine ho letto di Massimo e della Tizi dal notaio, a leggere delle ultime volontà del defunto Aldo. E che commozione alle ultime pagine del romanzo, che mi sono sembrate bellissime, dolci, poetiche.
In mezzo, c’è uno dei Malvaldi più in forma degli ultimi anni. C’è una donna assassinata nel garage di un condominio e un lunga rosa di potenziali sospetti (che, diciamolo, la defunta era una vera rompimaroni). Ci sono un paio di passaggi da lacrime agli occhi dal ridere (il menù del bar su QR code…) e altri di malinconica riflessione. C’è un giallo solido, di quelli a cui al lettore è offerta la possibilità di arrivarci (ci arrivai), e qualche personaggio minore che troveremo in futuro.
Bene, proprio bene. Ce ne vorrebbe uno alla settimana.
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Quarta
Si torna a indagare a Pineta. I vecchietti e il barrista Massimo, protagonisti della fortunata serie TV Sky «I delitti del BarLume», hanno perso un amico ma non il sorriso né la voglia di ficcare il naso nelle molteplici piste dell’ultimo delitto.