Amo le ucronie. (Fun fact: il correttore automatico mi aveva corretto ucronie in ucraine. Il che non sarebbe stato di gradimento di MoglieRiccia, temo, ma se di vicinanza di cuore si può parlare, in questi tre anni e mezzo maledetti, ecco, amo anche le ucraine).
Tra l’altro, qualcuno potrebbe mettere le mani sulla tastiera e immaginare un mondo in cui Putin non ha invaso l’Ucraina, o in cui l’Ucraina è entrata nella NATO una settimana prima dell’invasione, nella convinzione diffusa che sarebbe bastato a impedire le bombe su Kiev. E che non sia bastato, e che adesso a Mosca abbiamo riaperto i McDonald’s oppure che il mondo sia una polverosa distesa post-atomica. Ed ecco tratteggiata la definizione di ucronia, senza dedicarci una tesi di laurea come ha fatto Carrere una quarantina di anni fa (sì, l’operazione editoriale è furbetta).
Testo accademico, saggio certamente brillante e non privo di spunti: a me è servito essenzialmente per appuntarmi qualche titolo e per ricordarmi che devo leggere Papini, e poco altro.

| Autore | Emmanuel Carrère |
| Titolo | Ucronia |
| Editore | Adelphi |
| Collana | Piccola Biblioteca Adelphi |
| Anno di Pubblicazione | 2024 |
| N° pagine | 160 |
| ISBN | 978-8845939167 |
| Amazon.it | cartaceo: € 13,30; ebook € 7,99 |
Riassumendo
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Evitabile - 6/106/10
Quarta di copertina
A questo sovversivo genere letterario, cui lo lega una tenace passione, Emmanuel Carrère ha dedicato una seducente riflessione che, oltre a ripercorrerne le tappe salienti, ne addita le sconcertanti implicazioni: i regimi totalitari non hanno del resto adottato la tecnica ucronica per imporre una storia controfattuale?