Se, come me, avete frequentato la pagina Wikipedia dedicata a William Sidis prima di intraprendere la lettura della biografia romanzata che Morten Brask ha scritto sulla sua figura, non potrete che essere accompagnati ad ogni pagina sfogliata dal suo sguardo indecifrabile e da uno strano sorriso. 

Bambino prodigio, lettore di giornali a 18 mesi di età, autore di manuali a 8 anni, iscritto ad Harvard a 11: raccontare di William Sidis poteva tradursi in una successione di notizie-wow, e Brask è stato capace di anestetizzare (quasi del tutto) il rischio: la strada scelta è quella narrativa, i salti temporali nelle tre/quattro fasi della vita di Sidis sono continui ma mai spiazzanti, e dove poteva dominare l’aneddoto prevale l’emozione. È una empatia sottile quella che proverete, a metà tra una immensa tenerezza e una sottile tristezza per una storia ricca di “what if” e per i momenti in cui l’inadeguatezza umana mostra tutti i suoi limiti. Sidis cresce troppo presto eppure non diventa mai adulto, diventa estremamente popolare ma vive di una solitudine quasi totale, è infinitamente geniale e sembra aspirare a una perfetta normalità. 

È – anche – la storia di una amicizia che ho trovato bellissima e di un amore potente, struggente, purissimo nel suo essere del tutto irragionevole. E poi scopri che Martha Foley, la ragazza che rubó il cuore di William, divenne scrittrice ed editrice, e che quella giovane donna dagli ideali impossibili, che hai visto capace di andare oltre le differenze, sarà fra le prime a pubblicare Salinger, Tennessee Williams e Richard Wright. 

E allora speri che qualcuno abbia scritto, o si stia accingendo a scrivere, “La vita perfetta di Martha Foley”. 


AutoreMorten Brask
TitoloLa vita perfetta di William Sidis
EditoreIperborea
CollanaGli iperborei n. 224
Anno di Pubblicazione2011
N° pagine396
ISBN978-8870915242
Amazon.itcartaceo: € 16,62; ebook € 8,49

Riassumendo
  • 8/10
    Toccante - 8/10
8/10

Quarta di copertina

A 18 mesi legge il New York Times, a 4 anni impara da solo greco e latino, a 6 memorizza all’istante ogni libro che sfoglia, parla dieci lingue e ne inventa una nuova, il vendergood, e dopo aver scritto saggi di matematica e astronomia presenta undicenne a Harvard la sua teoria sulla Quarta dimensione.

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