Che meraviglia.
Katja Petrowskaja sceglie delle foto e le racconta in testi brevi ma intensissimi, ricchi di richiami cinematografici, artistici, letterali. Testi che rimbombano di vita e di pensiero, di nostalgia e di speranza, di malinconia sottile. Ci sono foto più note (nessuna, mi azzardo a dire, famosa al punto da essere diventata inflazionata), stampe recuperate in un mercatino, immagini della tradizione familiare dell’autrice. Ci sono ritratti, paesaggi, scatti di fotoreporter, momenti storici e ricordi privati. C’è tutta la meravigliosa vastità dello “scrivere con la luce”.

C’è, soprattutto, un’autrice che invita a fare l’esatto contrario di quello a cui ci siamo assuefatti: fermarsi a guardare una immagine, soffermarsi sui particolari, intuirne il concepimento, accostarsi all’idea di chi ha scattato o di chi era dall’altra parte del famigerato e magnifico “clic”.

*** quando andavo in giro per Milano a fotografare, ho pensato spesso che lo splendido rumore del pulsante di scatto della D300 non aveva paragone alcuno ***

Ne “La foto mi guardava” ci sono scatti quasi rubati e progetti fotografici complessi (le sigarette di Irving Penn, i reportage sociali di Michael Wolf e di Jessie Tarbox Beals), c’è la scoperta di eventi che hanno segnato la storia europea, c’è il ricordo dolcissimo e pieno di rimpianti per il talento di Francesca Woodman, che ti verrebbe una voglia pazzesca di correre indietro nel tempo e nello spazio e abbracciarla forte.

C’è un messaggio fortissimo e deciso che riguarda il nostro sguardo sempre, e non soltanto quando ci mettiamo davanti a una fotografia: cambiare angolazione, prospettiva, guardare il mondo con occhi se possibile sempre nuovi. Che il particolare decisivo, quello che ti cambia la giornata, è lì nella realtà e devi solo fare più attenzione.


AutoreKatja Petrowskaja
TitoloLa foto mi guardava
EditoreAdelphi
CollanaFabula
Anno di Pubblicazione2024
N° pagine259
ISBN978-8845938771
Amazon.itcartaceo: € 22,80; ebook € 14,49

Riassumendo
  • 8.5/10
    Memorabile - 8.5/10
8.5/10

Quarta di copertina

Le fotografie scelte dalla Petrowskaja – dalla piccola Mira sopravvissuta al ghetto di Varsavia alla «triste poesia» dell’America fissata da Robert Frank, dalle restricted areas dell’Unione Sovietica al portone della Lubjanka incendiato nel 2015 da Pëtr Pavlenskij – scrutano, indagano, interpellano noi tutti, e la loro ecfrasi si rivela racconto.

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