Non riuscirò a scrivere tanto, perché ho ancora qualche brivido sulla schiena e nel cuore. Sarà – anche – che con il lavoro di MoglieRiccia, di ragazzi che potevano essere Sergio ne sono passati tanti a impreziosire le mie giornate e a ricordarmi che i giovani non sono quella roba lì che leggi in giro.
E non dirò di Sergio, di cui si scrive (spesso, male) una volta all’anno, e che meriterebbe un ricordo infinitamente meno divisivo.
Però di Culicchia un paio di cose voglio scriverle. Perché anche uno scrittore lo vedi dal coraggio / dall’altruismo / e dalla fantasia.
Di coraggio, ad affrontare questa storia e a raccontarla per quello che è stata, con tanto di nomi e cognomi, di testate giornalistiche (alcune insospettabili) citate, di realtà contro le leggende urbane che volevano ritrarre un ragazzo per quel che non era, beh, ce ne vuole a pacchi.
Di altruismo, altrettanto se non di più. Verso noi tutti, che dovremmo renderci conto, una volta di più, di essere dei privilegiati, liberi di scrivere in un tema (o in uno stupido post) tutte le nostre convinzioni, anche le più imbecilli.
Di fantasia, perché a me – che Milano la passeggio – sentire parlare piazze e strade non è parso né forzato né incomprensibile: mi capita di bloccarmi in un punto significativo di questa città storica e solo apparentemente fredda o respingente a pensare quante ne abbia viste quel muro, quante diverse convinzioni abbiano attraversato una piazza, quanto le sue ferite siano – in qualche modo adottivo, non essendo la mia madre geografica – in qualche modo le mie.

| Autore | Giuseppe Culicchia |
| Titolo | Uccidere un fascista |
| Editore | Mondadori |
| Collana | Strade Blu |
| Anno di Pubblicazione | 1974 |
| N° pagine | 240 |
| ISBN | 978-8804761358 |
| Amazon.it | cartaceo (tascabile): € 18,05; ebook € 10,99 |
Riassumendo
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Necessario - 8/108/10
Quarta di copertina
Il 29 aprile 1975, dopo più di un mese e mezzo di sofferenze, moriva a Milano uno studente di diciott’anni di nome Sergio Ramelli. Il 13 marzo, mentre tornava a casa, era stato aggredito a colpi di chiave inglese da un gruppo di militanti di Avanguardia Operaia.