Io e alcuni social ci siamo un po’ persi di vista, quindi non so se siano ancora di moda le unpopular opinion, che poi di solito avevano pochissimo di unpopolar, e mi sa che atterrerò da quelle parti pure io, ma chissene.

Leggevo in questi giorni “Trust” di Hernan Diaz, che un paio di anni fa è stato un romanzo celebratissimo, di quelli che riempiono le vetrine e i profili dei bookstagrammer. Narrativa di livello senza alcun dubbio proprio: il romanzo si sviluppa su quattro piani diversi, prendendo il via con tono e voci ottocenteschi, virando verso la modernità nella seconda e nella terza parte (forse la più potente, in una magnifica New York tesa fra finanza e spinte sociali), per concludersi infine con un diario intimo che ricorda la letteratura psicologica e ha anche qualcosa di sperimentale. Fuori dai denti: impossibile non percepirne la qualità, ogni premio e alcuni entusiasmi sono più che motivati.

Però. 

Sarò influenzato dalla ambientazione nell’amata Grande Mela, ma a me è rimasta una impressione da Guggenheim Museum quando becchi una temporanea che non ti fa andare fuori di testa: contesto meraviglioso, forme magnifiche, sensi corporei soddisfatti in pieno da linee e architetture che riempiono la vista e il cuore. Ma poi ti accorgi che non riesci a entrarci davvero, che il binomio forma/sostanza non ti ha completato, e finisci per avvertirli in antitesi fra di loro. 

E’ una sensazione che mi ha accompagnato per tutta la lettura e che ha trovato il suo culmine proprio nella sua ultima parte, con il paradosso di una aspettativa tradita nell’ascoltare finalmente la voce di Mildred e trovarla terribilmente fioca, ma con una frase di chiusura del romanzo che merita il prezzo intero del biglietto. 

SCHEDA LIBRO
Autore: Hernan Diaz

Titolo: Trust
Editore: Feltrinelli
Collana: Narratori
Anno di pubblicazione: 2022
Pagine: 384
ISBN: 978-8807034954

Acquisto: Amazon.it (5% sconto): cartaceo € 20,05  ebook 9,99

Riassumendo
  • 7.5/10
    Metaletteratura - 7.5/10
7.5/10

Quarta di copertina

New York, anni cinquanta. Dopo la pubblicazione di un romanzo mendace e offensivo sulla sua vita, il ricchissimo finanziere Andrew Bevel, diventato milionario dopo alcune speculazioni seguite al crollo in Borsa del ’29, assume la giovane Ida Partenza, figlia di un anarchico italiano, perché lo aiuti a scrivere un’autobiografia in grado di raccontare finalmente la verità sui suoi successi e sulla sua defunta moglie, Mildred.

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