Io e “Chiara luce del giorno” non ci siamo piaciuti subito, eh. Lui cercava di convincermi con cuculi che cantano all’alba, una ambientazione quasi interamente unica, protagonisti che – diciamolo onestamente – per un motivo o per l’altro non rubano esattamente il cuore, per un motivo o per un altro. Io e questo libro ci siamo annusati per un bel po’, e quando lui proponeva delicatezza io mi sarei atteso un momento di esplosione (sentimentale, non letterale), quando lui mi provava a trasportare nel silenzio di un giardino io sentivo di anelare unicamente un colpo di clacson. Soprattutto, quando lui provava a illuminarmi con la chiara luce del giorno, io mi sentivo avviluppato in un’aria afosa che mi faceva faticare nel respiro.
Poi deve essere successo qualcosa che non saprei descrivere bene: la storia di Tara e Bim – sorelle, stessa origine, destini diversi – ha iniziato a intrecciarsi con la storia dell’India. Di più: la storia della famiglia di Tara e Bim rifletteva, con tempi e modi diversi, quello che stava accadendo in un paese (due) in lotta fra tradizioni e modernità, alle prese con una separazione statal-religiosa, fra martiri dell’indipendenza dal colonialismo e assassini di Gandhi.
Non è cambiato lui, naturalmente: il romanzo è lì dal 1980, ha ricevuto apprezzamenti planetari e di certo non si è piegato a un lettore che faceva una certa fatica a tenerlo in mano. E’ cambiato il mio ritmo, perchè certe lotte non puoi sostenerle a lungo: è valsa la pena domandarmi dove mi stesse portando “Chiara luce del giorno” – che titolo magnifico, peraltro – e la risposta è stata inevitabilmente autobiografica. E’ stato allora, quando ho cominciato a riconoscere dinamiche ed emozioni universalmente umane nelle vicende di una famiglia che non poteva essere più distante da me, che la prosa sontuosa e ricca di Anita Desai ha fatto breccia nel mio petto, e che la musicalità del romanzo ha cominciato a farmi canticchiare. Sussurrando, a bassissima voce, come si deve a un’opera delicata e potente, quando decide di diventare struggente.
Non so se consiglierei (consiglierò) “Chiara luce del giorno”. E’ un romanzo che merita tempo e spazio, e una certa disponibilità a lasciargli spazio. E’ la vecchia poltrona che non sai bene dove mettere, ma che ti piange il cuore buttarla via.

| Autore | Anita Desai |
| Titolo | Chiara luce del giorno |
| Editore | Einaudi |
| Collana | ET Scrittori |
| Anno di Pubblicazione | 1998 – prima edizione 1980 |
| N° pagine | 250 |
| ISBN | 978-8806174330 |
| Amazon.it | cartaceo con copertina flessibile € 10,45 |
| PROGETTI | |
| 1001 libri da leggere | 135/1001 |
| Giro del mondo letterario | India |
Riassumendo
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Una famiglia nella storia - 7.5/107.5/10
Quarta di copertina
Una casa nella vecchia Delhi, due sorelle che si ritrovano dopo anni di separazione e fanno i conti con il passato. Sullo sfondo, la storia dell’India prima e dopo l’Indipendenza, i cambiamenti radicali e le tradizioni immutabili. Ma al centro di tutto rimangono la casa decrepita, il vialetto delle rose e la quiete carica di tensione della chiara luce del giorno. Scritto alla fine degli anni Settanta, questo romanzo ricrea l’intero quadro di una cultura e di una società.