65. Sessantacinque.
Ho controllato: Julian Barnes aveva 65 anni quando ha scritto “Il senso di una fine”, romanzo vincitore nel 2011 del Man Booker Prize e presente pure nella lista dei 1001 libri da leggere a tutti i costi.
Ho controllato perché cercavo una spiegazione, e trovarla nell’età dell’autore era la via più semplice: nel corso della lettura – e MoglieRiccia lo aveva già scritto magistralmente anni fa su Anobii – mi sono reso conto che “Il senso di una fine” è un romanzo che dialoga con la carta di identità del lettore, proprio alla voce “data di nascita”.
Provo a spiegarmi meglio: lo avessi letto trent’anni fa, sarei certamente rimasto colpito dal racconto degli anni giovanili di Tony Webster, protagonista e voce narrante di una sorta di autobiografia in cui i rapporti con gli amici di gioventù – ed in particolare con il talentuoso Adrian Finn – risultano più che decisivi. L’ho letto adesso, e a colpirmi, oltre a una scrittura potente e certamente affascinante, sono stati altri aspetti, così come prevedo che una rilettura fra sei lustri finirà per colpirmi in altre corde, emozioni, ricordi.
Già, “ricordi”: è uno dei temi dominanti queste intensissime 160 pagine. L’inaffidabilità del ricordo, continuamente sottolineata dal protagonista, così come l’umanissima necessità di piegarlo per dare un senso alla nostra narrazione di noi stessi, delle nostre esperienze, del nostro vissuto. Un continuo scontro fra una realtà esistita, il senso che abbiamo attribuito a un evento, il racconto che ne abbiamo fatto. E’ qualcosa che va oltre il semplice concetto di “memoria”, ed è profondamente letterario, coscientemente o no.
Leggo di qua e di là di un finale non soddisfacente (“il senso di un finale”, verrebbe da sorridere). Sarei concorde, se questo fosse un giallo. Non lo è, è la descrizione di un momento di vita di cui il protagonista stesso non ha capito nulla per decenni e che il tutto appaia assurdo a noi, che di rapporti ed episodi narrati sappiamo solo il “non compreso”, a me appare del tutto coerente.

| Autore | Julian Barnes |
| Titolo | Il senso di una fine |
| Editore | Einaudi |
| Collana | SuperET |
| Anno di Pubblicazione | Prima edizione in lingua originale: 2011 |
| N° pagine | 160 |
| ISBN | 978-8806220808 |
| Amazon.it | cartaceo € 11,40; ebook: € 7,99 |
| PROGETTI | |
| 1001 libri da leggere | 134 / 1001 |
Riassumendo
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Memorabile, a tratti spiazzante - 8/108/10
Quarta di copertina
La vita di Tony Webster è stata un fiume relativamente tranquillo, da costeggiare al riparo di scelte ragionevoli e sistematici oblii. Ora però la lettera di un avvocato che gli annuncia un’inattesa quanto enigmatica eredità sommuove il termitaio poroso del passato, e il tempo irrompe nella noia del presente sotto forma di parole risalenti all’adolescenza, quando Tony procedeva all’educazione morale, sentimentale e sessuale che ne avrebbe fatto, inavvertitamente come spesso accade, l’adulto che è.