Mi sono affidato a Louise-Philippe Dalembert, nativo di Port-au-Prince e scrittore di lingua inglese e creola, per la tappa haitiana del giro del mondo letterario, nonostante il suo “Milwaukee blues” sia – fin dal titolo – di inequivocabile ambientazione statunitense. E’ che questo romanzo potentemente legato alla cronaca mi aveva incuriosito tempo fa ed era atterrato nella personalissima TBR, e la curiosità era onestamente forte.

L’avvio del romanzo è folgorante: a fare da prologo a una vicenda che vi richiamerà alla mente tragici avvenimenti del recente passato è la testimonianza di giovane immigrato pakistano, proprietario di un minimarket, che ha denunciato al 911 una banconota presumibilmente falsa ricevuta da Emmett, afroamericano padre di tre figlie che sarà da lì a poco assassinato dall’intervento brutale di un poliziotto (“Non riesco a respirare”). La prima del parte del romanzo segue la stessa potentissima struttura narrativa: racconti in prima persona di persone che hanno conosciuto Emmett nella sua sfortunata parabola – da promettente asso del football al ritorno nella periferia di origine – in una successione toccante e umanissima di ricordi, slidind doors, rapporti, sentimenti.

Sono le pagine che mi hanno convinto di più: il fatto di cronaca diventa l’occasione per penetrare profondamente nella vita di un ragazzo e poi di un uomo, si supera la simbologia (e la statistica) e ci si dedica alla storia di un singolo essere umano, ai suoi limiti e alle sue debolezze, alla sua unicità meravigliosa. Alla sua dignità.

Per il mio personalissimo gusto, un po’ meno efficace la seconda parte del romanzo, in cui il narratore diventa esterno e il focus è – inevitabilmente e opportunamente – più concentrato sull’ideale di un mondo in cui non ci si debba più preoccupare del colore della propria pelle e delle conseguenze a cui potrebbe ingiustificatamente portare: sono le pagine più politiche (nel miglior senso del termine) e il livello emotivo scende inevitabilmente mentre gli amici di Emmett organizzano una grandiosa marcia di protesta destinata a rimanere nella storia della città e del paese.

Il ritratto efficace di una intera società e, insieme a questo, un monito per il quotidiano di tutti noi. Complessivamente consigliabile.


AutoreLouis-Philippe Dalembert
TitoloMilwaukee Blues
EditoreSellerio
CollanaIl contesto
Anno di Pubblicazione2023
N° pagine288
ISBN978-8838944697
Amazon.itebook 9,99 €, copertina flessibile 12,80 €

PROGETTI
Giro del mondo letterarioHaiti
Riassumendo
  • 7.5/10
    Impegno antirazzista - 7.5/10
7.5/10

Quarta di copertina

Il proprietario pachistano di un minimarket compone il numero di emergenza 911 perché ha incassato dei soldi falsi da un cliente. Siamo nel quartiere nero di Franklin Heights, nell’area nord di Milwaukee. Quel cliente si chiama Emmett, e morirà poco dopo, soffocato per mano della polizia che è venuta ad arrestarlo. Da quel momento il gestore del negozio non riesce più a dormire, è tormentato dagli incubi, non avrebbe dovuto fare quella telefonata, ma ormai è tardi. I riflettori del mondo intero sono puntati sulla morte terrificante di un uomo ordinario

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