E’ che di Zerocalcare, e in particolare di questa sua ultima fatica, si è già detto un sacco, spesso descrivendo l’impatto emotivo, la condivisione di un pezzo di vita, la possibilità di riconoscersi in una sensazione, l’inevitabilità di un attimo di commozione. Persino di quel senso di freddo alle ossa o nello stomaco, quando due vignette ti trascinano lì dove non volevi andare, fra pensieri che credevi (speravi) di aver sepolto sotto un cumulo di non-pensarci, impegni, cose-da-fare.

Ed io non è che non le abbia vissute tutte, TUTTE. E’ imparabile: Zerocalcare parla al tuo passato, (accarezzandolo con la nostalgia che ammanta il tempo trascorso), al tuo presente (con le sue difficoltà e i suoi dubbi), al tuo futuro (con le speranze che sembrano puntini luminosi da collegare, e vorresti capirne il disegno astronomico).

Provo a uscirne per un momento, per sottolineare un aspetto costruttivo che mi ha colpito: Zerocalcare è stato in grado, in questa che considero la sua opera più riuscita, di maneggiare (con cura) tre fili narrativi differenti, destreggiandosi fra una storia antica di paese, una vicenda familiare che si intreccia con la politica degli anni di piombo e un racconto odierno di rapporti complicati sotto cui si nasconde un gran bene. E’ una abilità quasi registica, che immagino si sia sviluppata anche nella collaborazione con Netflix, e che non abbandona la sua cifra stilistica ma la arricchisce. E non è scontata, davvero no.

(poi certo, nelle ultime pagine ho quasi singhiozzato, eh).


AutoreZerocalcare
TitoloQuando muori resta a me
Editorebao
Collana
Anno di Pubblicazione2024
N° pagine304
ISBN979-1256210091
Amazon.itcartaceo 22,80, ebook 12.99 €

Riassumendo
  • 8/10
    Personale e storico - 8/10
8/10

Quarta di copertina

Un viaggio con suo padre verso il paesino tra le Dolomiti da cui proviene la famiglia paterna sarebbe la scusa perfetta per capire meglio Genitore 2, ma Zerocalcare e suo padre sono incapaci di parlarsi di cose significative. Questo rende difficile la trasferta, quando si capisce che la loro famiglia non è vista di buon occhio, anzi, da alcuni è proprio odiata, in paese.

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