Vabbè, io ho una passione per Mauro Covacich da tempo immemore, e finisce anche che mi commuovo quando si domanda cosa potrebbero raccontare i muri di Trieste se potessero raccontarci di quei tre mesi in cui Kafka lavorava alle Generali in Piazza, Svevo passeggiava parlando in inglese con Joyce e Rilke – forse il più furbo della compagnia – riusciva a farsi ospitare dalla Principessa a Duino. 

Mettici poi che Covacich fa venire una voglia dannata di riprendere tutti gli scritti di  Kafka, di rileggerli sulla base della maturità che hai (o dovresti aver) raggiunto, presi per mano dalle riflessioni contenute in questo prezioso libretto che ci racconta di scrittura che ferisce, di corpi, amore, amicizia e tradimento, in una modernità che appare miracolosa e sorprendente. 

Mi resta nella testa e nel cuore la storia di uno scrittore e dei suoi personaggi, dai destini così diversi: così soccombenti questi ultimi (annientati dalla legge ne Il processo, dalla famiglia ne La metamorfosi, dal potere ne Il castello) e così immortale lui, a raccontarci con imprevedibile realismo le nostre inadeguatezze di umani. 


AutoreMauro Covacich
TitoloKafka
EditoreLa nave di Teseo
CollanaLe onde
Anno di Pubblicazione2024
N° pagine144
ISBN978-8834617335
Amazon.itcartaceo 15,67 €, ebook € 9,99

Riassumendo
  • 8/10
    La critica letteraria, quella bella - 8/10
8/10

Quarta di copertina

“Se il libro che leggiamo non ci sveglia con un pugno sul cranio, a che serve leggerlo?” A partire da questo pensiero già definitivo, scritto in una lettera all’amico Oskar Pollak da un Franz Kafka appena ventenne, Mauro Covacich insegue lo scrittore praghese in un corpo a corpo tra vita e letteratura. Kafka scrive in una lingua che non era la sua, ma il tedesco dell’impero austro-ungarico imparato a scuola

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