Francesco Costa è una presenza quotidiana nelle nostre giornate: MoglieRiccia ascolta Morning con commuovente abnegazione, non si contano le occasioni in cui “stamattina ho sentito su Morning che… te lo faccio ascoltare”) e i suoi volumi precedenti hanno trovato la (giusta e opportuna!) collocazione sui nostri scaffali. “Frontiera”, che può apparire una lettura meno coerente nel suo sviluppo rispetto ai saggi precedenti (California su tutti), propone in realtà – in una forma certamente più frammentata, ma è una chiara scelta stilistica – alcuni motivi dominanti che percorrono il suo svolgersi, andando oltre la suddivisione in cinque macro-argomenti che lo caratterizza. 

Intendiamoci: non mancano aneddoti o riferimenti spassosi o tragici (i palloncini di Cleveland, l’autobombardamento di Philadelphia, le citazioni dell’adorata West Wing), ma il filo conduttore è chiarissimo: negli States convivono un boom economico quasi senza precedenti, peraltro diffuso verticalmente e non solo in cima alla piramide sociale, ottenuto a colpi di manovre economiche post-Covid o nel contrasto ai cambiamenti climatici, e una polarizzazione forse mai così estrema di posizioni politiche e di visioni del mondo. Come queste due forze possano coesistere è parte di quel mistero statunitense che tanto appassiona sociologhi ed economisti, e “Frontiera” ci guida a un approfondimento più saggistico che giornalistico (nei due sensi più nobili dei termini) in un tentativo di rispondere a questa e a molte altre domande. 

Leggevo, e mi rendevo conto di una cosa: magari capitava solo a casa mia, eh, ma quando ci si riferiva ai valichi e alle strade goriziane tagliate a metà, da noi si diceva “confine”. Il termine frontiera l’ho sentito utilizzare frequentemente quando mi sono trasferito a Milano (i trans-frontalieri a cavallo con la Svizzera, e via dicendo), e non mi sono mai sufficientemente interrogato sul perché. Può darsi che fosse perché “confine” definisce la conclusione di qualcosa (e ai tempi da noi finivano Europa Occidentale e democrazie), mentre “frontiera” offre l’idea di qualcosa davanti a te, e Milano da sempre guarda più all’Europa che al suo ombelico… oppure son pippe mentali mie, innescate da una lettura che sembra citare Kennedy fin dal suo titolo e mi ha regalato (note incluse, precise e fonti di navigazioni per approfondimento) una serie di link celebrali che intrecciano biografia personale e storia del mondo. 

Direi che è bell’attestato di merito. 

SCHEDA LIBRO
Autore: Francesco Costa
Titolo: Frontiera
Editore: Mondadori
Collana: Strade Blu
Pagine: 300
ISBN: 978-8804776888

Acquisto: Amazon.it, 5% sconto (cartaceo € 18,52 – ebook € 10,99)

Riassumendo
  • 8.5/10
    Prezioso - 8.5/10
8.5/10

Quarta di copertina

Gli Stati Uniti hanno ampliato la forza lavoro come non era mai accaduto prima, stanno riducendo le diseguaglianze, hanno innescato una rinascita industriale, hanno approvato il più grande investimento di sempre contro il cambiamento climatico. Non hanno mai avuto così tante donne con un lavoro, così tante persone con disabilità con un lavoro; il reddito mediano non è mai stato così alto, le persone afroamericane sotto la soglia di povertà mai così poche.

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