Ci sono romanzi che hanno una temperatura. “La mano” è un romanzo che letteralmente gela, e non si tratta solo dell’ambientazione della prima scena che finirà per segnare la vita di tutti i suoi protagonisti: una vera tempesta di neve che si abbatte su due coppie di amici di rientro da una festa dal discreto tasso alcolico e che avrà una tragica conclusione che si concretizza immediatamente, senza quasi dare il tempo al lettore di capire in quale storia sia precipitato. Il freddo climatico si tramuta poco a poco in ghiaccio che scorre nelle vene e nella colonna vertebrale: assistiamo – accompagnati dalla maestria di Simenon nel tratteggiare la disperazione umana che deriva dal conformismo più bieco e dalla sensazione di non poterne uscire – alla deriva di un uomo, oltretutto narrata in prima persona, fino ad un finale altrettanto agghiacciante che non lascia intravedere alcuna possibilità di redenzione.

Ci sono romanzi che hanno un colore solo. “La mano” ne ha almeno tre: il bianco accecante della neve nella prima raggelante porzione del romanzo, il rosso sangue del finale, il nero di una delle opere più noir di Simenon, non a caso ambientata negli States dopo una risciacquatura dei panni giallistici di un autore che continua a rivelarmi sfaccettature che non immaginavo.

Andrò a finire che comincerà a piacermi anche Maigret, dopo mille tentativi andati a vuoto.

SCHEDA LIBRO
Autore: Georges Simenon
Titolo: La mano
Editore: Adelphi
Pagine: 172
ISBN: 978-8845935978

Prezzo: € 11,40 cartaceo, € 6,99 versione ebook

8/10

Quarta di copertina

Se Donald Dodd ha sposato Isabel anziché, come il suo amico Ray, una di quelle donne che fanno «pensare a un letto», se vive a Brentwood, Connecticut, anziché a New York, è perché ha sempre voluto che le cose, attorno a lui, «fossero solide, ordinate». Isabel è dolce, serena, indulgente, e in diciassette anni non gli ha mai rivolto un rimprovero.

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