“Alma” di Federica Manzon è già il mio libro 2024. Leggerò altre cose meravigliose, classici senza tempo e romanzi fulminanti, grandi conferme e voci del tutto nuove, ma “Alma” resterà qui, vicino al cuore e nell’anima che latinamente richiama. 

Alma è un romanzo sul passato (personale e di una città tutta), è un romanzo sulla Storia (personale e di un intero continente), è un romanzo che accarezza con dolcezza e dolore il concetto di casa, il senso delle radici in una terra (“mia”, avrebbe aggiunto Saramago), la difficile convivenza sociale e familiare. Sono pagine in cui ho incontrato le mie fragilità, i miei orgogli, il buco nell’anima di quando parti e il senso – meno durevole – di pace quando ritorni. Le passeggiate fatte, gli angoli nascosti, il vociare più recente dei turisti, la sensazione che una comprensione piena di cosa dicano e come respirino quelle strade e quel mare non la potrai raggiungere mai. 

Alma che ritorna a Trieste per una eredità paterna che straccia il cuore, Alma che incontra Vili, che fu bambino e poi ragazzo e poi uomo e le cui vicende trascinano direttamente in piena guerra nei Balcani, Alma che intreccia la sua biografia e la sua professione di giornalista, perché certe cose le puoi raccontare se ti hanno lasciato una ferita e se stai lavorando da anni alla sua cicatrizzazione. 

Che regalo grande è leggere “Alma”, davvero. 

SCHEDA LIBRO
Autore: Federica Manzon
Titolo: Alma
Editore: Feltrinelli
Collana: Narratori
Anno di pubblicazione: 2024
Pagine: 272
ISBN: 978-8807893025
Prezzo (Amazon.it, 15% sconto): cartaceo: €17,10; eBook: € 9,99

Riassumendo
  • 9/10
    Letteratura italiana al suo meglio - 9/10
9/10

Quarta di copertina

Tre giorni dura il ritorno a Trieste di Alma, che dalla città è fuggita per rifarsi una vita lontano, e ora è tornata per raccogliere l’imprevista eredità di suo padre. Un uomo senza radici che odiava il culto del passato e i suoi lasciti, un padre pieno di fascino ma sfuggente, che andava e veniva al di là del confine, senza che si potesse sapere che lavoro facesse là nell’isola, all’ombra del maresciallo Tito “occhi di vipera”.

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