Mi è venuta in mente una estate di millemila anni fa (sono abbastanza certo fosse quella della morte di Diana a Parigi, perché la associo ai commenti esterrefatti davanti a un tv in campeggio,e non è che ne abbia frequentati molti). Avevamo un gommone di quelli abbastanza seri, e la migliore location marina del mondo: era mattina, tirava un venticello meraviglioso e io guardavo fuori dal mezzo nautico, in un punto compreso fra Spargi e Budelli (e no, non abbiamo sottratto sabbia alla spiaggia rosa, non ci siamo neanche avvicinati). In quel meraviglioso tratto marino di mare al largo della Sardegna che mi fa gridare di rabbia ogni volta che sento parlare di Caraibi, guardando fuori dal gommone avevo l’impressione che la profondità del mare non superasse i due metri: il fondale sembrava così vicino da non poter concepire che – dopo uno sgraziato tuffo – non potessi arrivare a toccarlo, eppure restava del tutto irraggiungibile.

Con “Il dono di Humboldt” mi è successa ‘sta roba qua, che – lo sottolineo subito alzando le braccia – è certamente colpa mia: capita che di un libro tu riesca a intuire la profondità, ma che ci siano forze (interne? esterne?) che ti impediscano di raggiungerla. Non mi sono immerso nella storia di Humboldt Fleisher (scrittore che inseguito la sola e pura arte letteraria) e nemmeno in quella di Charlie Citrine, voce narrante del romanzo che invece con l’arte realizza ambizioni e raggiunge successi, pur mantenendo una sottile vena di malinconia mortale che fa forse rima con ingiustizia.

Si trattasse di un romanzo moderno, magari di un esordiente, avrei gridato alla necessità di un corposo taglio alle sue più-di-600-pagine. Ma si tratta di un classico della letteratura moderna, inserito nella lista dei 1001 libri da leggere, e la scrittura precisa e potente di Bellow (che ho amato in altre letture, e su cui tornerò) mi fa sospettare che sia colpa dei miei polmoni e del mio cuore, che non mi hanno consentito di arrivare fino al fondo e di trovare un forziere ripieno di dobloni e di un senso.

Resterà lì, in un mare cristallino, e nulla impedisce che ci arrivi qualcuno di voi.


AutoreSaul Bellow
TitoloIl dono di Humboldt
EditoreMondadori
CollanaOscar moderni
Anno di PubblicazionePrima edizione in lingua originale: 1975
N° pagine610
ISBN978-8804700920
Amazon.itcartaceo 15,20 €

PROGETTI
1001 libri da leggere131 / 1001
Riassumendo
  • 7/10
    Non ci sono arrivato io - 7/10
7/10

Quarta di copertina

Charlie Citrine è un commediografo di successo ossessionato dal ricordo di von Humboldt Fleisher, un poeta depresso che lo aveva aiutato quando non era ancora famoso. Citrine si mette sulle tracce della preziosa eredità di Humboldt, il soggetto per una nuova commedia. Caduto in miseria e abbandonato da tutti, accetterà di sfruttare economicamente l’idea lasciatagli da Humboldt solo per pagare una nuova sepoltura al poeta, come gesto di devozione capace di riscattare l’inerzia e il fallimento esistenziale della sua vita.

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