Se c’è una cosa (e ce ne sono tante, innumerevoli) che proprio non so fare, è pianificare una lettura perché coincida con una ricorrenza o una celebrazione. Questa volta potrei esserci riuscito, se si considera che ho terminato questa notte “Addio a Berlino” e che oggi il mondo si ferma a ricordare le vittime della tragedia nazista. “Addio a Berlino” non è, ovviamente, un libro sull’Olocausto, ma è un romanzo che – incredibile sia del 1939 – mostra perfettamente la nascita dell’orrore, perché l’arte, si sa, a volte le cose le capisce un po’ prima.

C’è una citazione da “Addio a Berlino” che ho visto utilizzare in mille recensioni: ““Io sono una macchina fotografica con l’obiettivo aperto”, che – è vero – identifica perfettamente e fin dalle primissime pagine il ruolo del protagonista, alter ego dell’Autore in una Berlino dei primi anni 30, tra vita notturna, stanze in affitto, una certa decadenza di personaggi che portano ancora i segni o i riflessi del primo conflitto mondiale e accolgono passivamente, inziialmente persino con scherno, questa nuova formazione politica che promette di fare pulizia e di riportare la Germani agli antichi splendori. In realtà, la citazione prosegue, e conclude così la sua metafora: “un giorno tutto ciò dovrà essere sviluppato, attentamente stampato, fissato”.

E’ qui, rileggendo le ultime quattro parole – sviluppato: cioè portato fuori dalla pellicola; stampato: cioè messo su carta; fissato: cioè infisso nella memoria – che ho provato il brivido più grande: Isherwood ha composto un piccolo capolavoro, e la descrizione della Berlino artificiosamente luminosa, realmente malinconica, che si indirizza verso un precipizio senza quasi fare resistenza, perché come dialoga il protagonista con l’affittuaria che si è affezionata a lui:

“Non capisco proprio perché abbia deciso di lasciare Berlino, così, tutt’a un tratto…».”

“È inutile tentare di spiegarglielo, o di discutere con lei di politica. Si sta già adattando, come si adatterà a ogni nuovo regime. (…) Si sta semplicemente acclimatando, secondo una legge di natura, come un animale che cambia il pelo per l’inverno.”

“Addio a Berlino” è dato alle stampe nel 1939, e Isherwood aveva già capito tutto.

Copertina dell’edizione Sellerio del 2013

AutoreChristopher Isherwood
TitoloAddio a Berlino
EditoreAdelphi
CollanaIl contesto
Anno di Pubblicazione2013 (Prima edizione in lingua originale: 1939)
N° pagine252
ISBN978-8845927775
Amazon.itebook: 11,99 €; cartaceo 19 €

PROGETTI
1001 libri da leggere129 / 1001
Riassumendo
  • 8/10
    Letteratura che comprende e anticipa la realtà - 8/10
8/10

Quarta di copertina

Tra cabaret e caffè, tra case signorili e squallide pensioni, tra il puzzo delle cucine e quello delle latrine, tra file per il pane e manifestazioni di piazza, tra crisi economica e cupa euforia – da nulla dettata e in bilico sul Nulla -, Isherwood mette in scena “la prova generale di un disastro” e ci fa assistere alla “resistibile ascesa del nazismo”.

Rispondi