Primo saggio dell’anno e ne sono più che soddisfatto (beh, diciamo anche che me lo sono fatto esplicitamente regalare a Natale, quindi avevo già qualche certezza).

Tanto, tantissimo si è scritto e visto sul e del Processo di Norimberga, con uno zoom che andava a concentrarsi su aspetti diversi: abbiamo a disposizione testi fortemente giuridici (che si concentrano sulla legittimità di un tribunale “dei Vincitori” – a volte anche scordando che è anche grazie a Norimberga se oggi possiamo discutere universalmente di “crimini contro l’umanità”), racconti più voyeuristici che si concentrano sugll’atteggiamento degli imputati e sulle loro reazioni, saggi di carattere più sociale che si dividono sul concetto di responsabilità e di colpa dell’intero popolo tedesco. Tutti punti di vista che, per le rispettive aree di interesse, risultano sempre interessanti.

Mancava, in una pubblicistica quasi sterminata, il “racconto di chi raccontava”: ” Il castello degli scrittori” accende un faro sui corrispondenti che, in un’epoca immensamente lontana dalla nostra per quanto riguarda i media, produssero articoli per più di 300 testate, dedicandosi ad un mestiere che sfiorava l’impossibile: raccontare quello che non poteva essere spiegato, tradurre in un pezzo che finisse su un giornale lo sterminato orrore, il Male al suo massimo livello. Furono alloggiati presso un castello requisito alla famiglia Faber-Castell (sì, le matite) e, per fare qualche esempio, rispondevano al nome di John Dos Passos, John Steinbeck, Rebecca West, Alfred Döblin: e ancora Erika Mann (figlia di Thomas, figura di spettacolare anticonformismo, protagonista di una memorabile polemica con il padre di Suskind), Willy Brandt (futuro cancelliere della Repubblica Federale Tedesca) e Markus Wolf, l’uomo che da capo delle spie della DDR lo costretto a dimettersi penetrando i sistemi di sicurezza dell’allora Germania Ovest.

Sotto quel tetto si incroceranno mille storie, intere vite prenderanno direzioni diverse: ad accumunare chi si occupò di raccontare il processo di Norimberga sarà silenzio che grida. Nessuno, o quasi nessuno se non incidentalmente, degli scrittori che vissero quei giorni scriverà nella sua narrativa pagine in riferimento all’esperienza vissuta. Perché, come telegrafò al suo giornale un reporter americano ormai sull’orlo di una crisi, “Non posso più, non ho più parole”.

SCHEDA LIBRO
Autore: Uwe Neumahr
Titolo: Il castello degli scrittori
Editore: Marsilio – Specchi
Pagine: 304
ISBN: 978-8829719839

Acquisto Amazon.it: 9,99 formato ebook, € 19,00 cartaceo con copertina flessibile

8/10

Riassumendo

Sappiamo molto dei processi di Norimberga, ma la storia degli scrittori, dei giornalisti e dei futuri leader che ne furono testimoni non è mai stata raccontata. In quei giorni il castello confiscato alla famiglia Faber-Castell diventa il luogo in cui alloggiano e scrivono, ognuno portando con sé aspettative e opinioni, intrecciando a grandi ideali gelosie e rivalità che nascono dalla convivenza forzata e dalla necessità di alleggerire il peso delle atrocità rievocate.

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