Tullio Avoledo è uno dei più grandi talenti letterari di cui possiamo vantarci, punto. Io sembrerò una adolescente alle prese con la sua crush da terza media, ma chissene: ho amato ogni singola pagina che ho letto dai tempi dell’edizione Sironi de “L’elenco telefonico di Atlantide”, e non ho mai smesso di stupirmi e appassionarmi delle sue scritture. Nel mentre, sono passati vent’anni.

Soprattutto, Avoledo ha una firma: come quei cantanti di cui riconosci immediatamente un pezzo la prima volta che lo ascolti, sarebbe impossibile non riconoscere la voce di Avoledo leggendo un paio di pagine di un romanzo privato della sua copertina. Difficile persino trovare una definizione o una collocazione precisa: si può cedere alla tentazione di inserire gran parte della sua letteratura alla voce ucronia, ma non sarebbe sufficiente: nella tavolozza dei colori, dal nero più spietato al giallo scusoscuro, dal verde dei temi ecologici a un rosso passione molto evidente, Avoledo ha creato ua nuova cromia, e io mi ci perdo.

“I cani della pioggia” non è un’ucronia, per un motivo molto semplice: la realtà – ahinoi – supera gli scenari fantastorici, sorpassa a destra senza freccia nè segnali luminosi. E allora ecco un romanzo in cui due dei personaggi più riusciti della nostra recente letteratura si incontrano: Marco Ferrari, ex poliziotto scrittore di gialli, parte alla ricerca della fidanzata Magda, fotoreporter di guerra rimasta incastrata in piena guerra in Ucraina, ed è spalleggiato (direi, guidato e salvato) da Sergio Stokar, vera macchina da guerra dal passato e dalle convinzioni rivedibili, tremendamente affascinante.

I dialoghi fra i due, intenti a cercare di sopravvivere in una guerra sporca e orripilante, sono ai limiti della perfezione, e tradiscono una passione per l’hard boiled storico ed il cinema; i personaggi secondari suscitano tutte le emozioni che devono suscitare, l’ambientazione – tragica e magnifica – mi ha fatto pensare a McCarthy, in un cortocircuito letterario che chi leggerà I cani della pioggia potrà comprendere.

“i cani della pioggia” è un libro cattivo, nel migliore dei sensi possibile. Ferisce a fondo, fa piangere e indignare, crea coscienza.

SCHEDA LIBRO
Autore: Tullio Avoledo
Titolo: I cani della pioggia
Editore: Marsilio – Farfalle
Pagine: 384
ISBN: 978-8829720071

Acquisto Amazon.it: 9,99 formato ebook, € 19,00 cartaceo con copertina flessibile

9/10

Riassumendo

Marco Ferrari, ex poliziotto diventato autore di romanzi gialli in Germania, non ha più notizie della fidanzata Magda, scomparsa mentre era impegnata in un servizio fotografico ai confini tra l’Ungheria e l’Ucraina. Infischiandosene dei rischi, nel tentativo di riportarla a casa sana e salva Marco si imbarca in un avventato e rocambolesco viaggio verso Est, ritrovandosi nel bel mezzo dell’Operazione militare speciale ordinata da Putin. Troverà laggiù un alleato inatteso in un altro ex sbirro di origine italiana, Sergio Stokar.

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