Confesso: fino a ventiquattro ore fa la Marcia di Radetzky era per me ta-ra-ta ta-ra-ta ta-ra-ta-ta-ta, battimani alla fine del concerto di Capodanno, sottofondo sonoro della prima mattinata dell’anno con un brodino davanti e un minimo di cerchio alla testa. Poi – attraverso la lista dei 1001 libri da leggere – sono capitato su Joseph Roth e sulla sua scrittura sontuosa, su queste 432 (non scorrevolissime per il mio gusto troppo moderno) pagine e su quel filo di ironia storica che tanto piace a noi mitteleuropei. 

Già, ironia, a cominciare dal titolo: perché la Marcia di Radetzky voleva commemorare fin dalla sua composizione la vittoria imperiale di Custoza, e il romanzo di Roth prende spunto da un episodio immaginario avvenuto durante la battaglia di Solferino, che fu una delle sconfitte storiche degli austriaci: Joseph Trotta, sottotenente dell’esercito austriaco di origini slovene – ah, le periferie degli Imperi! – salva la vita dell’Imperatore, riceve decorazioni, rendita e un titolo nobiliare nuovo di zecca ed avvia così una mini-dinastia baronale destinata a proseguire nel romanzo con il figlio Franz e il nipote Carl Joseph.

E’ nel succedersi delle generazioni che Roth ci accompagna verso quello che è il vero motivo dominante del romanzo: dalla sconfitta in una battaglia alla sconfitta, definitiva e dolorosa, di un’epoca intera, nel tramontare dell’Impero Austroungarico sancita proprio da quel primo conflitto mondiale che il barone di terza generazione Carl Joseph attendeva con ansia, nel tentativo di superare una vita di inedia e dissolutezza impegnandosi negli eroici gesti di una guerra su larga scala. 

A me queste storie al limitar del tempo, quando un mondo antico batte le sue ultime ore in una generale inconsapevolezza quasi incomprensibile se osservata con il senno di chi sa come è andata a finire, piacciono sempre un sacco: ci ritrovo quel crepuscolo zweighiano che ha catturato la mia giovinezza di lettore, quelle luci malinconiche dei quadri di Friedrich, le prose delicate e infinitamente potenti di tante pagine di Magris. Qui, onestamente, un po’ di fatica si fa, perchè se la scrittura di Joseph Roth è magnifica, il ritmo narrativo è certamente d’altri tempi e il dettaglio psicologico a volte si perde in una infinita tavolozza di toni di grigio. 

Ma vale la pena spenderci delle ore e lasciarsi cullare da un tempo che non è il nostro. 

SCHEDA LIBRO
Autore: Joseph Roth
Titolo: La marcia di Radetzky
Editore: Adelphi
Anno di pubblicazione: 2023
Pagine: 432
ISBN: 978-8845911873

Acquisto (Amazon.it): ebook: gratuito con kindleUnlimited; cartaceo copertina flessibile: 12,35 €

Riassumendo
  • 7/10
    La fine di un'epoca - 7/10
7/10

Quarta di copertina

All’inizio del romanzo il sottotenente Giuseppe Trotta, di umile famiglia di origine slovena, salva la vita al giovane imperatore FrancescoGiuseppe durante la battaglia di Solferino. Per questo sarà promosso capitano e riceverà il titolo nobiliare. Il romanzo seguepoi la storia successiva della famiglia attraverso il figlio di Giuseppe Trotta, che sarà funzionario imperiale, e attraverso il nipote,Carlo Giuseppe, che intraprenderà anche lui la carriera militare.

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