E’ passato qualche anno da quando Alanis Morissette ci cantava un elenco di momenti e situazioni ironici. Canticchio ancora “Ironic” di tanto in tanto (“It’s like ten thousand spoons when all you need is a knife / It’s meeting the man of my dreams, and then meeting his beautiful wife”) e ci stavo pensando dopo aver letto “Il terzo uomo” di Graham Greene, averlo apprezzato infinitamente, essermi convinto che alla voce “spy story” dell’enciclopedia mondiale dovrebbe starci una foto della copertina di questo romanzo… e aver appreso che l’autore ne disse “Il terzo uomo è stato scritto per essere visto, non per essere letto.”

Ora, io non sono nessuno per smentire Graham Greene (per carità del Cielo!) e non ho dubbio alcuno che la pellicola che ne fu tratta, e a cui naturalmente Greene collaborò in maniera importante, sia un piccolo capolavoro. Emerge chiaramente dalla nota finale che chiude un volume accompagnato anche da una introduzione di Ben Pastor (Sellerio, grazie!) e da una postfazione di Domenico Scarpa: è lo stesso Greene a raccontare come ha modificato scene, dialoghi e descrizioni nella trasposizione dal racconto lungo allo script del film, e sono pagine di estremo interesse per chiunque si domandi come funzionino linguaggio scritto e linguaggio visivo. Valgono da sole, assicuro, il prezzo del biglietto. 

Ma, dicevo, non per smentire Greene, “Il terzo uomo” è un opera letteraria al limite della perfezione di genere: dalla ambientazione – una straziante Vienna post bellica, divisa fra le quattro potenze vincitrici come Berlino, in cui le macerie sono diventate parte del paesaggio urbano come se fossero sempre state lì – ad una trama solidissima, giocata fra sentimenti ed equilibri politici, fra azioni personali e contesto storico infinitamente più rilevante di qualunque movimento singolo. Una trama a cui Greene ci avvinghia, tra protagonisti che sfiorano la macchietta senza cadere mai nel piatto stereotipo e colpi di scena, con punti di vista narrativi che variano continuamente (persino la voce narrante!) senza che questo generi la minima confusione nel lettore o inceppi neppure per un secondo la forza ritmica del racconto. 

Un paio d’ore di purissimo godimento letterario. 

SCHEDA LIBRO
Autore: Graham Greene
Titolo: Il terzo uomo
Editore: Sellerio
Anno di pubblicazione: 1950 (prima edizione)
Pagine: 216
ISBN: 978-8838942648

Acquisto (Amazon.it): ebook: 9,99 €; cartaceo copertina flessibile: 11,90 €

Riassumendo
  • 8/10
    Alle radici delle spy stories - 8/10
8/10

Quarta di copertina

Rollo Martins, scrittore di western dozzinali, subito dopo la guerra va a Vienna, una città in condizioni disperate, divisa in zone sotto il controllo dei quattro Alleati. Lo ha invitato, perché scriva un servizio giornalistico, il suo miglior amico, Harry Lime. Solo che lo trova morto, o almeno partecipa al suo funerale. Qui incontra un funzionario di Scotland Yard, Calloway, il quale, con i suoi sospetti infamanti, sospinge Rollo a indagare sulla fine dell’amico.

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